“Light the Fire”, seminario yoga con Piero Vivarelli, Milano

Light the Fire, seminario con Piero Vivarelli
sabato 28 marzo 2015, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 16.30

Gli asana (posture), i pranayama (tecniche di respirazione), i mantra (recitazione di sacre sillabe) e dhyana (meditazione), accendono e alimentano il nostro fuoco interiore, nelle forme del nostro prana (energia vitale) e del nostro desiderio di jana (sapere). Unisciti a Piero in occasione di questo workshop, dove avrai la possibilità di approfondire queste tradizionali pratiche yogiche, attraverso i Principi Universali di Allineamento di Anusara Yoga.

  • 10.00 – 12.30 Attraverso posizioni in piedi, di equilibrio sulle braccia e piegamenti indietro, Piero ti guiderà nell’approfondimento della metodologia di Anusara Yoga, ti aiuterà ad armonizzare il respiro, il corpo fisico, la mente e il corpo sottile, per alimentare il tuo fuoco interiore e sperimentarlo sotto forma di stabilità, leggerezza e libertà.
  • 14.30 – 16.30 Il lavoro della mattina e tutti i suoi effetti, si manifesteranno compiutamente in questa sessione, dove posizioni di apertura della anche, capovolte e sedute, saranno alternate con pranayama e mantra, in preparazione a una profonda meditazione.

Clicca qui per tutte le informazioni, i costi e le modalità di contatto e prenotazione.

Maternità secondo natura – weekend a Piacenza

MATERNITÀ SECONDO NATURA
Yoga, nutrizione, gravidanza e post partum
Ayurveda e allopatia unite per una cura completa e integrata

13-15 marzo 2015
Miri Piri – Piacenza
Un ritiro di tre giorni per coppie che desiderano fare scelte consapevoli per una gravidanza attenta, un parto naturale e una maternità serena. Pensato per chi sta aspettando un bimbo, per chi lo sta cercando e per chi ha partorito da poco e pensa a uno svezzamento e accudimento secondo natura.

Nel week end sperimenteremo l’arte del rilassamento profondo attraverso yoga pre-, post-natale e Yoga Nidra, parleremo di nutrizione consapevole e svezzamento naturale. Impareremo l’arte del contatto e dell’ascolto attraverso il massaggio in gravidanza e il massaggio del neonato per le neomamme (Shantala). Sensibilizzeremo e alleneremo il pavimento pelvico e impareremo a riconoscere le trasformazioni del bacino durante i vari mesi della gestazione. Infine assaporeremo i benefici della meditazione, della danza, del canto e del respiro consapevole, preparandoci a una nascita e a un accudimento sereno e responsabile.

Niccolò Giovannini
ginecologo ostetrico, ricercatore di filosofia indo-vedica e yogica
Marialaura Bonfanti
psicologa, naturopata, insegnante di yoga, doula

Qui il programma del weekend, costi e altre informazioni.

Yoga, ayurveda e biotransenergetica a Lampedusa – Aprile-Maggio

Yoga, ayurveda e biotransenergetica a Lampedusa 30 aprile-3 maggio

30 Aprile 2015 ore 19 – 3 Maggio 2015 ore 12 (possibile anche l’arrivo il 1 maggio)

Praticheremo yoga nella splendida cornice marina di Lampedusa, su una terrazza sul mare, alternando lezioni di yoga, brevi lezioni sull’ayurveda e pranzi ayurvedici, lezioni di yoga-biotransenergetica, e scambi di massaggi ayurvedici sotto le stelle. Sarà un viaggio ricco di emozioni indimenticabili, rigenerante e profondo, in cui ritrovare l’equilibrio di corpo, mente e anima. Ci sarà spazio anche per una gita pomeridiana nell’isola dei colori

Dacia e Elena, praticanti yoga sin dall’adolescenza e amiche, hanno fondato “BAY”- un format di seminari che prevede Biotransenergetica, Ayurveda e Yoga, come scienze sorelle per accompagnarci nella ricerca del proprio Sé. “Bay” in inglese significa “baia”, o “fermarsi”, o “alloro”, la pianta sacra, sempreverde dei vittoriosi. Il BAY si propone di aiutarci a creare la nostra “baia” di benessere, dove poter fermarci ad ascoltare il nostro suono, e ritrovare la luce dell’eroe vittorioso che, nell’ascolto del momemnto presente, finalmente, vince le paure e trova la propria strada di libertà.
SEMINARIO APERTO A TUTTI AVANZATI e PRINCIPIANTI !

COSTO: (pratica yoga, vitto e alloggio): 280 euro entro il 5.03.2015, 350 euro dopo il 5.03.2015

LAMPEDUSA – soggiorno in dammuso
CONTATTI: Dacia Dalla Libera – neurologa e medico ayurvedico: email daciad@libero.it
Elena Casiraghi – psicoterapeuta BTE e insegnante yoga qualificata casanadi@gmail.com
(nome della persona/e da contattare, indirizzo e-mail, telefono)

“Toccare la terra”, mindfulness e yoga, Milano

Toccare la Terra ~ Workshop di Mindfulness e Yoga con Silvia Brambilla

Domenica 1 Marzo 2015 dalle ore 10.30 alle ore 13

La Pratica del Toccare la Terra è una delle più potenti ed emozionanti tra quelle proposte nei centri di Mindfulness fondati dal monaco Zen vietnamita Thich Nhat Hanh.

Nel corso di questo workshop di Mindfulness e Yoga, adatto a tutti anche a neofiti, condivideremo insieme questa pratica, per ritornare alle nostre radici e ai nostri antenati, e riconoscere che non siamo soli. Toccheremo la terra per lasciar andare l’idea di essere sconnessi da tutto il resto, e per ricordarci che siamo la Terra e parte della Vita.

La pratica sarà introdotta da esercizi di risveglio del corpo, movimenti consapevoli svolti in silenzio e nell’ascolto, e da pranayama, l’arte del respiro consapevole. Concluderemo con un rilassamento guidato.

Costo: 40€
Dove: Semplicemente Spazio, Via S. Calocero 3, Milano (MM S. Ambrogio/S.Agostino)

Info e prenotazioni:silvia@semplicementemindfulness.com

Siti Web:
http://mindfulyogalab.com/2015/01/24/la-pratica-del-toccare-la-terra/

http://www.semplicementemindfulness.com/2015/01/toccare-la-terra-workshop-di-mindfulness-e-yoga-con-silvia-brambilla/

Il numero di posti è limitato. Prenotarsi è una necessità.

“Psicologia dello Yoga”, di Giulio Cesare Giacobbe [recensione]

La psicologia dello Yoga Giulio Cesare Giacobbe

Psicologia dello yoga – Giulio Cesare Giacobbe [recensione]

Può l’autore di libri intitolati “Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita”, “Come diventare un Buddha in cinque settimane – manuale serio di autorealizzazione” e altri del genere avere scritto un’analisi seria degli Yogasutra di Patanjali, il libro fondamentale dello Yoga antico e moderno? La risposta è sì. Anche perché in realtà gli altri libri di Giulio Cesare Giacobbe hanno un contenuto serio e utile, esposto in uno stile divertente anche se a volte eccessivamente portato alla batutta fine a sé stessa.

Prima di diventare un autore di best seller divertenti e controversi come quelli citati, Giulio Cesare Giacobbe aveva scritto “La psicologia dello yoga (lettura psicologica degli Yoga Sutra di Patanjali)”, pubblicato dalla Ecig di Genova nel 1994. Si tratta di un libro universitario, scritto in gergo universitario, quindi serio e talvolta di difficile lettura. Ciononostante, si tratta di un’analisi estremamente interessante del libro fondamentale della filosofia Yoga, gli Yogasutra di Patanjali.

Il punto di Giacobbe

La tesi di fondo del saggio è che gli Yogasutra non sono né un trattato filosofico né un trattato religioso, bensì un manuale pratico di psicoterapia, per di più molto avanzato se si considera che è stato scritto circa duemila anni fa. Infatti anticipa di altrettanti anni la scoperta dell’inconscio (fatta da Sigmund Freud alla fine del 1800, per la cultura occidentale), pone le basi del training autogeno, anticipa l’autoipnosi e diverse altre scoperte della psicologia moderna.

Il libro di Giacobbe è raro o forse unico nel panorama dell’esegesi yogica, perché, sia pure con tono universitario, si assume la responsabilità di esprimere dei pareri chiari su alcuni punti potenzialmente controversi dello yoga tradizionale, ad esempio i poteri soprannaturali, le Siddhi.

Patanjali ne parla nel terzo libro degli Yogasutra, elencandone diverse, fra cui la capacità di diventare immensamente grandi, immensamente piccoli, prevedere il futuro, volare, spostarsi nel tempo e nello spazio. Le Siddhi si possono conseguire praticando yoga e, in teoria, qualsiasi yogi può conseguirle, se pratica bene. Si tratta “superpoteri” di cui da una parte bisogna guardarsi, perché non sono il fine ultimo della pratica dello yoga, e dall’altra sono il segnale che “stiamo lavorando bene”, per così dire. Alcune di queste siddhi possono essere agevolmente interpretate come trasfigurazioni poetiche o metaforiche di effetti naturali. Ad esempio, la capacità di “leggere il pensiero” può essere semplicemente la migliore comprensione della natura umana e degli altri che deriva dalla pratica dello yoga: è un effetto che molti praticanti normali verificano. Diventando più tolleranti, praticando yoga si impara a comprendere meglio gli altri. Altre siddhi richiedono interpretazioni più acrobatiche: diventare infinitamente piccoli o essere capaci di volare cosa vuol dire? Cerchiamo un’interpretazione allegorica o sorvoliamo sull’interpretazione letterale?

Mi fai uno strano effetto.

Giulio Cesare Giacobbe è probabilmente l’unico o uno dei pochi a sbilanciarsi sul tema delle siddhi. Gli altri commentatori moderni si dividono in due campi: quelli che, messi alle strette, le attribuiscono a un lontano, mitologico passato (un po’ come, una volta, si pensava che gli antichi fossero più santi, buoni e retti dei contemporanei); quelli che sorvolano, un po’ imbarazzati passando rapidamente ad altri temi.

Giacobbe invece dice chiaramente che, secondo la sua informata opinione, si tratta di fenomeni autosuggestivi, quindi soggettivamente autentici: lo yogi prova veramente la sensazione di volare, ma chi lo osserva continua a vederlo saldamente seduto a terra, in osservanza della vigente legge di gravità.

Naturalmente questo non esclude, per i più esoterici, che le parole di Patanjali sulle siddhi non possano essere prese sul serio. Anche se Giacobbe giustamente osserva, a sostegno della sua tesi, che lo stesso Patanjali specifica che i superpoteri possono essere conseguiti anche attraverso l’assunzione di droghe. Per il momento pozioni per diventare invisibili oppure onnipotenti non se ne conoscono, però è ampiamente documentato il fatto che alcune sostanze possono procurare qualsiasi genere di sensazione e allucinazione, dall’alcol alle droghe chimiche di sintesi. Come può confermare qualsiasi tossicologo, l’effetto allucinogeno delle droghe può essere estremamente vivido e realistico, ma sempre soggettivo. L’eventuale mostro a tre teste che vediamo è realistico solo nella nostra mente e nelle nostre sensazioni personali.

Da parte mia posso raccontare la mia esperienza personale. In alcune occasioni ho sperimentato almeno due siddhi: volare e sentire il mio corpo crescere smisuratamente. In entrambi i casi, posso testimoniare, si è trattato di autosuggestione. D’altra parte è comune l’esperienza, mentre si dorme, di sognare di volare, sempre con vivissimi realismo, segno evidente che il nostro sistema nervoso è in grado di indurre effetti allucinatori realistici con relativa facilità.

Possiamo aggiungere anche questa considerazione: alcune forme estreme di controllo del corpo, come rallentare o fermare il battito cardiaco, o addirittura simulare il decesso, perdono la loro luce soprannaturale se si tiene presente questo fatto: molti mammiferi di ogni dimensione sono in grado di entrare in letargo, stato di sospensione vegetativa molto simile alla morte, soprattutto in assenza di mezzi diagnostici avanzati. La temperatura del corpo si abbassa, il battito cardiaco diventa impercettibile. Può essere quindi possibile, senza bisogno di spiegazioni soprannaturali, che alcuni yogi siano in grado di attivare il meccanismo del letargo, un meccanismo che magari, in via teorica, sarebbe accessibile a tutti gli esseri umani, oppure che è accessibile, a certe condizioni, solo ad alcuni di essi, un po’ come l’orecchio assoluto, una vista particolarmente acuta o altre caratteristiche personali molto rare ma non per questo considerate soprannaturali.

Come raggiungere il Samadhi e ritorno

Un altro tema su cui Giacobbe si sbilancia è quello del samadhi.

Anche questo è un tema su cui gli altri commentatori tendono ad essere evasivi, classificando il tema fra gli eventi soprannaturali e una forma di santità interreligiosa. Giacobbe invece si sbilancia anche qui, descrivendolo come un fenomeno fisiologico di “implosione della percezione”. Durante il samadhi, secondo l’interpretazione di Giacobbe, si verifica “un vuoto mentale in cui è presente soltanto l’autoconsapevolezza dell’esistenza della percezione”. In pratica, se non percepisci null’altro che la percezione stessa, la perdita di contatto con il tempo e con lo spazio determinerebbe un’autosuggestione di onnipotenza, onnipresenza ed eternità, probabilmente con varie gradualità a seconda dell’esperienza e della pratica. Infine “l’assenza della percezione dell’IO, perenne oggetto di aggressioni presunte o reali e quindi attivatore costante dello stato di tensione, dà luogo ad una totale assenza di tensione e quindi a una percezione di beatitudine”. In altre parole, durante la pratica dello yoga, quando raggiungiamo gli stati di concentrazione più elevati, dimentichiamo totalmente i nostri problemi, e possiamo provare livelli di beatitudine (generata dall’assenza di ogni tensione) sempre più elevati, fino a un’estasi cosmica che in realtà riguarda unicamente le nostre percezioni.

Questo, nelle persone paranoiche, secondo Giacobbe potrebbe portare a una crescita sproporzionata dell’Io, che identificandosi con l’intero universo durante l’autosuggestione samadhica, confonde la sensazione di onnipotenza con una presunta onnipotenza spirituale autentica, sensazione di onnipotenza accentuata anche dalle siddhi autosuggestive. Il samadhi sarebbe quindi una forma di fuga dalla realtà, autoprocurata con la pratica dello yoga, senza l’uso di sostanze chimiche né medicinali.

Yoga, meglio di niente (secondo Giacobbe)

Le conclusioni di Giulio Cesare Giacobbe non sono totalmente lusinghiere per la pratica dello Yoga come psicoterapia. Pur riconoscendo a Patanjali alcuni interessanti primati, come l’analisi del processo psicologico-percettivo, l’individuazione dell’inconscio e del concetto di ego, cui la psicologia occidentale è arrivata un paio di millenni dopo, attribuisce allo yoga un’efficacia limitata.

Per esempio la necessità di una prudente iniziazione richiesta dall’antica tradizione, secondo Giacobbe sarebbe dovuta al fatto che le persone poco equilibrate in partenza possono accentuare i loro problemi durante la pratica dello yoga. In effetti è esperienza comune di molti insegnanti di yoga che, mentre una blanda depressione o uno stato di ansia possono essere rapidamente alleviati dalla pratica, una persona con sindrome ansiosa-depressiva diagnosticata e bisognosa di cure mediche invece deve essere avviata allo yoga con prudenza. Infatti il forte depresso e il forte ansioso, se si mettono in una stanza a praticare yoga, meditazione o pranayama senza rete e senza un adeguato periodo di avvicinamento, possono avere un immediato peggioramento dei sintomi: l’introversione dello yoga li porta ad arrovellarsi e pensare ancor di più ai loro problemi, invece di rilassarsi come fa la maggior parte delle persone. Infatti Giacobbe dice “L’iniziazione tradizionale ha precisamente questo scopo: di accertare che l’aspirante non sia un portatore cronico e irrecuperabile di tensione, cioè un nevrotico grave o uno psicotico”.

Una lettura rivoluzionaria e irriverente.

Il saggio di Giacobbe è una lettura importante per chi vuole esplorare un punto di vista diverso della tradizione yogica. Andrebbe forse rivisto nel linguaggio, almeno nell’ipotesi di una nuova edizione più divulgativa, e forse qualche sanscritologo farebbe le pulci a qualche traslitterazione dei termini sanscriti. Ma, nonostante questi modesti e opinabili difetti, andrebbe sicuramente ripubblicato e maggiormente diffuso nel mondo dello yoga internazionale, perché le osservazioni di Giulio Cesare Giacobbe sono sicuramente uno spunto di riflessione utile tanto per gli yogi “razionalisti” quanto per quelli “tradizionalisti”, alla ricerca di una nuova sintesi o di una migliore percezione del proprio punto di vista sulla fisiologia e sulla psicologia dello Yoga.

È un libro che espone concetti controversi, ma che merita di essere letto da chiunque si interessi approfonditamente di yoga e della sua filosofia. Il libro è del 1994 e purtroppo è abbastanza difficile da trovare.

Giulio Cesare Giacobbe

La psicologia dello Yoga (lettura psicologica degli Yoga Sutra di Patanjali)

Ecig Universitas

Ecig – Edizioni Culturali Internazionali Genova 1994

ISBN – 88-7545-625-9

Raja-Yoga di Swami Vivekananda, Introduzione al Raja-Yoga (2)

CAPITOLO I (clicca qui per leggere l’introduzione)

INTRODUZIONE AL RAJA-YOGA

Tutta la nostra conoscenza è basata sull’esperienza. Anche quella che chiamiamo inferenza, in cui andiamo dal dettaglio al generale, o viceversa, ha sempre l’esperienza alla sua base. In quelle che sono chiamate scienze esatte si trova facilmente la verità perché si richiama alla particolare esperienza di ogni essere umano. Lo scienziato non ci chiede di credere in qualcosa, ma ottiene certi risultati che vengono dalla sua esperienza, e ragionando su di essi ci chiede di credere nelle sue conclusioni, appellandosi a qualche universale esperienza dell’umanità. In ogni scienza esatta c’è una base comune a tutta l’umanità, in modo che possiamo vedere una volta per tutte la verità o la falsità delle conclusioni tratte. Ora la domanda è: la religione ha simili basi oppure no? Io mi sento di rispondere sia affermativamente, sia negativamente.

La religione, così come viene generalmente insegnata in tutto il mondo, si dice sia basata su fede e credenza. In molti casi consiste solo in differenti insiemi di teorie, e questa è la ragione per cui tutte le religioni spesso discutono fra di esse. Queste teorie, a loro volta, sono basate su fede e credenze. Qualcuno a un certo punto afferma che ci sia un grande Essere seduto sopra le nuvole che governa l’intero universo, e chiede di credere unicamente sulla base delle sue asserzioni. Allo stesso modo, io posso avere le mie idee e chiedere agli altri di aderirvi; se mi chiedono perché, non sono in grado di fornire motivi plausibili. Questo è il motivo per cui religione e filosofie metafisiche hanno una cattiva fama. Ogni persona istruita sembra dire “Queste religioni sono loro mucchi di teorie senza alcun fondamento, ognuno predica quello che gli piace.” Ciononostante, c’è una base universale nella religione, in grado di governare tutte le diverse teorie e tutte le varie idee delle diverse sette dei diversi paesi del mondo. Andando alla loro base ci rendiamo conto che anch’esse sono basate sull’esperienza universale.

Religioni con un libro sacro e senza libro

In primo luogo, se analizziamo tutte le varie religioni del mondo, scopriremo che sono divise in due classi: quelle con un libro sacro e quelle senza libro. Quelle con un libro sono le più forti e hanno un più ampio numero di seguaci. Quelle senza libro sono in gran parte estinte, oppure hanno un seguito piccolo. Tuttavia, in ognuna di esse [le religioni del libro] troviamo un consenso di opinioni: le verità che insegnano sono il risultato dell’esperienza di particolari persone. I Cristiani chiedono di credere in Cristo, nella sua religione, e il fatto che lui è la reincarnazione di Dio, di credere in Dio, nell’esistenza dell’anima, e in un mondo migliore per quell’anima. Se ne chiedo le ragioni, il Cristiano mi dice di avere fede. Ma se vai alla fonte della Cristianità, scoprirai che è basata sull’esperienza. Cristo disse di avere visto Dio; i discepoli di avere sentito Dio, e così via. Allo stesso modo nel Buddismo si tratta dell’esperienza del Buddha. Egli sperimentò  certe verità, le vide, entrò in contatto con esse, e le predicò al mondo. Lo stesso vale per l’Induismo. Nei loro libri gli autori, che sono chiamati Rishi o saggi, dichiarano di avere sperimentato alcune verità, e queste predicano. In questo modo è chiaro che tutte le religioni del mondo sono basate sopra quella universale e adamantina fondazione di tutta la nostra conoscenza: l’esperienza diretta. I profeti hanno tutti visto Dio, hanno visto la propria anima, hanno visto il loro futuro, hanno sperimentato l’eternità, e ciò che hanno visto hanno predicato.

C’è solo una differenza: secondo queste religioni, specialmente nei tempi moderni, viene fatta una speciale affermazione, ovvero che quelle esperienze non sono più possibili oggi. Erano possibili solo per poche persone, pochi eletti, i primi fondatori delle religioni che portano il loro nome. Oggi queste esperienze non sarebbero più possibili, e quindi dobbiamo credere nella religione in quanto tale.

Questo io lo nego. Se c’è stata un’esperienza in questo mondo in una particolare branca della conoscenza, ne segue assolutamente che tale esperienza è stata possibile milioni di volte prima e potrà essere ripetuta eternamente. L’uniformità è la rigorosa legge della natura: quello che è successo una volta può succedere sempre.

La vera essenza della spiritualità

I saggi della scienza dello Yoga, quindi, dichiarano non solo che la religione è basata sull’esperienza di antichi tempi, ma anche che nessun uomo può essere religioso finché non ha le stesse esperienze lui stesso. Lo Yoga è la scienza che ci insegna come fare queste esperienze. Non serve a niente parlare di religione se non la si sperimenta. Perché ci sono così tanti contrasti, guerre e discussioni nel nome di Dio? Ci sono stati più spargimenti di sangue nel nome di Dio che per altre cause, perché i popoli non sono mai andati alla fonte. Si accontentavano di seguire le tradizioni dei loro antenati, e volevano che gli altri facessero la stessa cosa. Che diritto ha un uomo di affermare di avere un’anima se non la sente, o di dire che esiste un Dio se non lo vede? Se c’è un Dio dobbiamo vederlo, se c’è un’anima dobbiamo percepirla. In caso contrario, meglio non credere. È meglio essere sinceramente atei piuttosto che ipocriti.

La metafisica è inutile?

Dall’altra parte, l’idea moderna fra i maggiori studiosi è che religione, metafisica e ogni ricerca di un Essere Supremo sia futile. Per molte persone istruite l’idea della religione sembra non avere basi: il suo unico valore sembra essere che fornisca dei motivi per essere buoni e bravi cittadini. Se gli uomini credono in Dio, pensano alcuni, è più probabile che divengano buoni, morali e bravi cittadini. Non possiamo incolparli per queste idee, visto che il genere di educazione che ricevono è il condizionamento a credere una serie di nozioni astratte, senza sostanza concreta. Gli si chiede di vivere secondo le parole. È possibile? Se fosse possibile, io non avrei nessuna considerazione per la natura umana. L’uomo aspira alla verità, vuole sperimentare la verità in prima persona. Quando l’ha sperimentata, dichiarano i Veda, allora tutti i dubbi svaniscono, l’oscurità si squarcia. “O figli dell’immortalità, persino quelli che vivono nelle più alte sfere, la via è trovata; c’è una via fuori da questa oscurità, e questa è percepire Colui che è oltre tutta l’oscurità; non c’è altra via.”

Un metodo scientifico: il Raja-Yoga

La scienza del Raja-Yoga propone all’umanità un metodo pratico e scientifico per raggiungere la verità. In primo luogo ogni scienza deve avere il suo metodo di investigazione. Se vuoi diventare un astronomo e gridi “Astronomia! Astronomia!” questa non arriverà mai. Lo stesso con la chimica.

Occore seguire una certa metodica. Devi andare in un laboratorio, prendere diverse sostanze, mischiarle, farle reagire, sperimentare, e da queste esperienze verrà la conoscenza della chimica. Se vuoi diventare astronomo devi andare in un osservatorio, prendere un telescopio, studiare le stelle e i pianeti, e quindi diventerai un astronomo. Ogni scienza ha i suoi metodi. Io posso predicare migliaia di sermoni, ma questi non ti faranno diventare religioso, finché non avrai praticato il metodo. Queste sono le verità dei saggi di ogni paese, di ogni era, di uomini puri e privi di egoismo, che non hanno altri motivi che fare del bene al mondo. Tutti dichiarano di avere trovato delle verità più grandi di quelle che i sensi ci comunicano, e invitano a verificarle.  Ci chiedono di intraprendere il metodo e praticarlo onestamente, e quindi se non troveremo questa verità più elevata, avremo diritto di dire che non ci sono verità nelle loro asserzioni. Ma prima di aver verificato non siamo razionali nel negare la verità delle loro asserzioni. Quindi dobbiamo lavorare con fiducia usando i metodi prescritti, e la luce arriverà.

L’osservazione alla base della conoscenza

Per acquisire la conoscenza facciamo uso delle generalizzazioni, e queste sono basate sull’osservazione. Prima osserviamo i fatti, poi generalizziamo, e quindi traiamo conclusioni sui principi. La conoscenza della mente, dell’interna natura dell’uomo, del pensiero, non potrebbe esistere se non avessimo la capacità di osservare i fatti che avvengono all’interno di noi stessi. È relativamente facile osservare i fatti del mondo esterno, poiché molti strumenti sono stati inventati a questo scopo, ma per osservare il nostro mondo interno non abbiamo strumenti che ci aiutino. Ma dobbiamo osservare per avere una vera conoscenza. Senza appropriata analisi, qualsiasi scienza sarebbe senza speranza, pura teoria. E questo è il motivo per cui gli psicologi hanno sempre discusso fra loro, eccetto quei pochi che avevano trovato i mezzi di osservazione.

La mente per osservare la propria mente

La scienza del Raja-Yoga, in primo luogo, propone di darci questi mezzi per osservare gli stati interni. Lo strumento è la mente stessa. Il potere di attenzione, quando adeguatamente guidato e diretto verso il mondo interno, analizzerà la mente, e illuminerà i fatti per noi. I poteri della mente sono come i raggi di luce dissipati; quando vengono concentrati, essi illuminano. Questo è il nostro unico mezzo di conoscenza. Tutti lo usano, sia nel mondo esterno sia in quello interno. Ma, per lo psicologo, la stessa minuta osservazione deve essere diretta verso il mondo interno, la stessa che lo scienziato dirige verso il mondo esterno. Questo richiede una grande quantità di pratica. Dalla nostra infanzia in avanti ci hanno insegnato a prestare attenzione solo al mondo esterno, ma non al mondo interno, per cui molti di noi hanno quasi perso la capacità di osservare i meccanismi interni. Fermare le distrazioni della mente, portarla a concentrarsi con tutto il suo potere su sé stessa, in modo che possa conoscere la sua stessa natura, è molto difficile e richiede molto lavoro. Ma [probabilmente]questa è l’unica via per utilizzare un metodo scientifico di conoscenza dell’oggetto mente.

A cosa serve questa conoscenza? In primo luogo, la conoscenza stessa è la più grande ricompensa a sé stessa. Secondariamente è utile perché porterà via la nostra sofferenza. Quando, analizzando la propria mente, l’uomo entra in contatto diretto con qualcosa di eterno che non sarà mai distrutto, qualcosa che per sua natura è eternamente puro e perfetto, non sarà mai più miserabile o infelice. Tutta la sofferenza umana viene dalla paura e dal desiderio insoddisfatto. [Essenzialmente la sofferenza è la paura del futuro e il desiderio insoddisfatto di quello che non possiamo o non riusciamo a ottenere] L’uomo può scoprire che non morirà mai, e quindi non avrà più paura della morte. Quando scopre di essere perfetto, non avrà più desideri vani, e in assenza di paura e di desiderio, non ci sarà più sofferenza ma perfetta beatitudine, persino in questo corpo.

La concentrazione della mente

C’è un solo metodo con cui ottenere questa conoscenza, ed è chiamato concentrazione. Il chimico nel suo laboratorio concentra tutte le energie della mente in un solo punto, nei materiali che sta analizzando, e così scopre i suoi segreti. L’astronomo concentra tutte le energie della sua mente e le proietta attraverso il telescopio verso i cieli; e così le stelle, il sole e la luna gli offrono i loro segreti. Più concentro il mio pensiero sui temi di cui sto parlando con te, più luce riesco a irradiare su di te e sul tema. Quando tu mi ascolti, più ti concentri e più facilmente riesci ad afferrare quello che ti dico.

Tutta la conoscenza del mondo non è stata acquisita grazie alla concentrazione della mente? Il mondo è pronto a cedere tutti i suoi segreti se solo sappiamo come bussare, come dare il colpo necessario. La forza del colpo che apre le porte viene solo dalla concentrazione. Non c’è limite al potere della mente umana. Più è concentrata, maggiore è il potere che si scarica su un singolo punto. Questo è il segreto.

I segreti della mente

È facile concentrare la mente sulle cose esterne, la mente naturalmente va verso l’esterno. Ma non è il caso della religione, della psicologia, della metafisica, dove il soggetto e l’oggetto sono uno. L’oggetto è interno, la mente stessa è l’oggetto, ed è necessario studiare la mente: la mente che studia la mente. Sappiamo che esiste un potere della mente chiamato riflessione. Io parlo con te. Allo stesso tempo sto a parte, come se fossi una seconda persona, conoscendo e ascoltando quello che sto dicendo. Tu lavori e pensi allo stesso tempo, mentre una porzione della tua mente sta al tuo fianco e vede quello che stai pensando. I poteri della mente dovrebbero esser concentrati e rivolti su sé stessa. E, come i luoghi più oscuri rivelano i loro segreti sotto i raggi penetranti del sole, così la mente concentrata penetra e rivela i suoi stessi segreti. In questa maniera arriviamo alla base della fede, l’autentica spiritualità della religione. Possiamo comprendere in modo diretto se abbiamo un’anima, se la vita dura cinque minuti o l’eternità, se c’è un Dio nell’universo e altro. Ci verrà rivelato. Questo è quello che il Raja-Yoga promette di insegnare. L’obiettivo di questo insegnamento è come concentrare la mente e quindi come scoprirne i segreti più nascosti. Infine, generalizzare il suo contenuto e trarne le conclusioni. Lei, in ogni caso, non chiede mai quale sia la nostra religione, se siamo Deisti o Atei, se Cristiani, Ebrei o Buddisti. Siamo esseri umani; questo è sufficiente. Ogni essere umano ha il diritto e la potenzialità di ricercare spiritualità e religione. Ogni essere umano ha il diritto di chiedere la ragione ultima, perché esistiamo, e avere questa domanda risposta per sé stesso, se solo si impegna a trovarla.

La mente è la parte più sottile del corpo

Fin qui, quindi, vediamo che nello studio del Raja-Yoga nessuna fede o credenza particolare è necessaria. Non sei obbligato a credere finché non trovi tu stesso; questo è quello che ci insegna. La verità non richiede supporti per stare in piedi. Pensi che i fatti del nostro risveglio spirituale richiedano sogni o immaginazione per essere provati? Certamente no. Lo studio del Raja-Yoga richiede solo lungo tempo e costante pratica. Una parte di questa pratica è fisica, ma in gran parte è mentale. Man mano che procediamo scopriremo quanto la mente sia collegata con il corpo. Se pensiamo che la mente sia semplicemente una parte più sottile del corpo, e che la mente agisce nel corpo, allora è evidente che il corpo agisce con la mente. Se il corpo è malato, anche la mente si ammala. Se il corpo è sano, la mente è altrettanto sana e forte. Quando uno è arrabbiato, la mente viene disturbata. Quando la mente è disturbata, il corpo diventa a sua volta disturbato. Per la maggioranza dell’umanità la mente è sotto il controllo del corpo, e quindi è molto poco sviluppata. La gran parte dell’umanità è poco distante dagli animali. Non solo, ma in molti casi il loro autocontrollo è poco più elevato di quello degli animali. Abbiamo poco controllo della nostra mente. Pertanto per dominarla, per controllare corpo e mente, dobbiamo usare certi accorgimenti fisici. Quando il corpo è sufficientemente controllato, possiamo tentare la manipolazione della mente. Manipolando la mente, siamo in grado di portarla sotto controllo, farla lavorare come desideriamo, e farla concentrare come desideriamo.

   

Il sottile è la causa, il grossolano l’effetto

Secondo i Raja-Yogi, il mondo esterno è solo la forma grossolana di quello interno, o sottile. Il sottile è la causa, il grossolano l’effetto. Quindi il mondo esterno è l’effetto, quello interno la causa. Allo stesso modo le forze esterne sono semplicemente le parti grossolane, di cui le forze interne sono quelle sottili. L’uomo che ha scoperto e appreso come manipolare le forze interne porta l’intera natura sotto il suo controllo. Lo Yogi si propone nientemeno di manipolare l’intero universo, controllare la natura. Desidera arrivare al punto in cui le “leggi della natura” non hanno più nessuna influenza su di lui, il punto in cui è in grado di superarle. Egli sarà il padrone della natura, interna ed esterna. Il progresso e la civilizzazione della specie umana semplicemente significano controllare questa natura.

Differenti popoli intraprendono diversi processi per controllare la natura. Così come nella stessa società alcuni individui vogliono controllare la natura esterna e altri quella interna, allo stesso modo fra i popoli alcuni vogliono controllare la natura esterna, altri quella interna. Alcuni dicono che controllando il mondo esterno controlliamo tutto. Altri che controllando la natura interna controlliamo tutto. Portando i due concetti all’estremo, entrambi hanno ragione, perché nell’universo non c’è una reale divisione fra interno ed esterno. Queste sono limitazioni arbitrarie che non sono mai esistite. Gli esternalisti e gli internalisti sono destinati a incontrarsi allo stesso punto, quando entrambi raggiungono gli estremi della loro conoscenza. Esattamente come un fisico, quando spinge agli estremi la sua conoscenza la scopre fondersi con la metafisica, allo stesso modo un metafisico scoprirà che ciò che chiama mente e ciò che chiama materia non hanno reali distinzioni perché la realtà è Unica. [La fisica quantistica sta arrivando a formulare ipotesi analoghe, come ha fatto notare “Il Tao della fisica” di Fritjof Capra.]

  

Attenti ai misteri

Il fine e obiettivo di tutte le scienze è scoprire l’unità, l’Uno da cui tutto viene fabbricato, l’Uno che esiste come molti. Il Raja-Yoga propone di partire dal mondo interno, studiare la natura interna e attraverso ciò, controllare l’intero, interno ed esterno. È un tentativo molto antico. In India ha avuto particolare intensità, ma è stato tentato anche in altre nazioni. Nei paesi Occidentali veniva considerato misticismo e le persone che cercavano di praticarlo venivano bruciate o uccise come streghe o stregoni. In India, per varie ragioni, cadde nelle mani di persone che distrussero il 90% della conoscenza, e cercarono di rendere impenetrabile segreto il rimanente. In tempi moderni sono sorti in Occidente cosiddetti maestri molto peggiori di quelli indiani, perché mentre questi conoscevano qualcosa, i moderni imitatori non sapevano nulla.

Tutto quello che è segreto e misterioso in questi sistemi di Yoga deve essere rifiutato una volta per tutte. La miglior guida nella vita è la forza. Nella religione, come in altre materie, occorre scartare tutto quello che indebolisce, perché non ha nulla a che fare con essa. Il culto dei misteri indebolisce il cervello umano. Ha pressoché distrutto lo Yoga, una delle scienze più grandi. Da quando fu scoperto, più di quattromila anni fa, lo Yoga fu perfettamente delineato, formulato e predicato in India. Colpisce il fatto che [nelle opere scritte] più è moderno il commentatore più ci sono errori, mentre più è antico l’autore più il commento è razionale. Molti scrittori moderni parlano di ogni genere di mistero. In questo modo lo Yoga cadde nelle mani di poche persone che ne fecero un segreto, invece di lasciarlo splendere sotto la luce del giorno. Lo fecero per avere più potere personale.

Il maestro deve dire tutto

In primo luogo, non c’è mistero in quello che insegno. Il poco che so ve lo dico tutto. Quello che sono in grado di comprende lo spiego, per quello che non conosco farò riferimento a ciò che dicono i libri. È sbagliato credere ciecamente. Devi esercitare il tuo ragionamento e giudizio; devi praticare, e vedere se le cose accadono o no. Esattamente come ti comporteresti con qualsiasi altra scienza. Non c’è né mistero né pericolo. Tutto quello che è vero deve essere predicato nelle pubbliche vie, in piena luce. Ogni tentativo di mistificazione crea pericolo.

La filosofia Samkhya alla base dello Yoga

Prima di procedere, parlerò un po’ di filosofia Samkhya, su cui l’intero Raja-Yoga è basato. Secondo la filosofia Samkhya la genesi della percezione avviene così: lo stimolo degli oggetti esterni viene portata dagli organi esterni ai rispettivi centri del cervello, questi portano lo stimolo alla mente, da qui alla facoltà cosciente, e qui il Purusha (l’anima, lo spirito) riceve lo stimolo, da cui la percezione. Dopo di che il Purusha dà gli ordini necessari ai centri motori. Con l’eccezione del Purusha, tutti gli organi coinvolti sono materiali, ma la mente è di una materia più sottile degli organi esterni. Il materiale di cui la mente è composta forma la materia sottile chiamata Tanmatra. Questi diventano grossolani e costituiscono la materia esterna. Questo afferma la filosofia Samkhya. E così fra l’intelletto e la materia grossolana c’è solo una differenza di grado. Il Purusha, lo spirito eterno, è l’unica cosa che è immateriale. La mente è uno strumento a disposizione dell’anima, attraverso il quale l’anima cattura gli oggetti esterni. La mente è sempre oscillante e in cambiamento e può, quando perfezionata può avere attaccamento a molte cose, una sola o nessuna. Per esempio, se io ascolto un orologio con grande attenzione, non vedo niente attraverso gli occhi, dimostrando che la mente non è in quel momento collegata con l’organo visivo ma lo è con l’organo auditivo. Ma la mente perfezionata può collegarsi a tutti gli organi simultaneamente. Ha inoltre il potere riflessivo di guardare in sé stessa e nelle sue profondità. Questo potere riflessivo è quello che gli Yogi vogliono ottenere, concentrando i poteri della mente, portandoli verso l’interno, cercando di conoscere cosa accade al suo interno. Qui non è questione di semplice fede: è l’analisi a cui sono arrivati alcuni filosofi. La fisiologia moderna ci dice che gli occhi non sono gli organi della visione, ma che l’organo è in uno dei centri nervosi del cervello, e così tutti gli altri sensi. La fisiologia ci dice che questi centri sono fatti della stessa materia del cervello stesso. La filosofia Samkhya ci conferma la stessa cosa. La prima è un’affermazione della fisiologia, la seconda è psicologica. Ciononostante sono uguali. Ma il nostro campo di ricerca si estende oltre.

Uno stato di percezione superiore

Lo Yogi propone di conquistare quel fine stato di percezione in cui può sentire tutti diversi stati mentali. Ci sono percezioni mentali di ognuno di essi. Si può percepire come la sensazione viaggia, come la mente la riceve, come arriva a una determinata facoltà, come questo arriva fino al Purusha. Così come ogni scienza richiede certe preparazioni e un suo proprio metodo, che deve essere seguito anche senza essere compreso pienamente, come nel Raja-Yoga.

Dieta spirituale

Certe regole riguardo al cibo sono necessarie. Dobbiamo usare quel cibo che ci permette di avere la mente più pura possibile. Se vai in un giardino zoologico, vedi la dimostrazione pratica. Vedi gli elefanti, grandi animali ma calmi e gentili; se vai alle gabbie di leoni e tigri vedi animali nervosi, che dimostrano quanta differenza fa il cibo. Tutte le forze che stanno lavorando nel corpo fisico sono prodotte dal cibo: lo vediamo ogni giorno. Se inizi a digiunare, prima il tuo corpo diventa debole, la forza fisica ne soffre; dopo qualche giorno anche la forza mentale ne soffre. Prima di tutto la memoria svanirà. Poi arriva un punto in cui diventa difficile pensare, difficilissimo seguire un ragionamento. All’inizio della pratica dobbiamo quindi osservare quale cibo assumiamo, essere particolarmente disciplinati. Poi sarà possibile essere più flessibili: quando la pianta è giovane ha bisogno di sostegno, poi quando diventa un albero i sostegni si possono togliere perché è abbastanza forte da resistere da solo a tutti gli assalti.

Uno Yogi deve evitare i due estremi del lusso e dell’austerità. Non deve digiunare né torturare la carne. Chi lo fa, dice la Bhagavad-Gita, non può essere uno Yogi: “Chi digiuna, chi veglia incessantemente, chi dorme troppo, chi lavora troppo, chi non lavora, nessuno di essi può essere uno Yogi” (Bhagavad-Gita, VI, 16).

Qui il testo inglese originale di questo capitolo:

http://en.wikisource.org/wiki/The_Complete_Works_of_Swami_Vivekananda/Volume_1/Raja-Yoga/Introductory

“Yoga & Sport” a Verona: sci, corsa, trekking e bicicletta

“Yoga & Sport”, ciclo di quattro incontri a Verona

L’Associazione Viasacchiundici asd organizza 4 incontri monotematici di “Yoga per sportivi” che si terranno il sabato mattina dalle 10.30 alle 11.30 nelle seguenti date:

  • 22 novembre 2014: Yoga & sci
  • 31 gennaio 2015: Yoga & corsa
  • 14 marzo 2015: Yoga & trekking
  • 16 maggio 2015: Yoga & bicicletta.

Gli incontri sono dedicati a tutti gli appassionati di sport che desiderano migliorare le proprie prestazioni sportive grazie a posture e tecniche respiratorie attinte dallo Yoga.
Vi aspettiamo a Verona, in via Achile Sacchi n. 11.
Costo per i soci: 12 euro / per i non soci: 15 euro + tessera associativa.
Per la partecipazione non è necessario essere già praticanti di Yoga.

Per maggiori informazioni ed iscrizioni contattare la segreteria dell’associazione:
Telefono: 334 3972939
E-mail: info@viasacchiundici.it – sperusi@libero.it
Associazione Viasacchiundici (Verona)

Qui gli altri corsi dell’associazione.

Yoga contro raffreddori e mal di gola

La posizione del leone, utile per prevenire mal di gola e raffreddori.

Molte posizioni e molte sequenze contribuiscono a ripulire i seni nasali, migliorare la respirazione e irrorare le prime vie respiratorie.

Ma un particolare asana (la parola ‘asana’ chiede l’articolo maschile anche se all’orecchio italiano sembra così femminile) è il re della prevenzione antiraffreddamento: Simhasana, la posizione del leone.

Clicca qui per vedere Simhasana (con informazioni in italiano)

Viene poco praticata nelle palestre e nelle lezioni collettive perché è un po’ ridicola e poco estetica, ma è un vero toccasana per prevenire reffreddori e mal di gola. Come si fa:

1. Seduto sulle ginocchia, inspiri lentamente a bocca chiusa;

2. Espiri con la bocca, spalancandola e tirando fuori la lingua il più possibile, sgranando gli occhi e spingendo le mani contro le ginocchia.

Ripeti più volte il ciclo, tutte le mattine in inverno, oppure tutte le volte che senti quel pizzicorino che preannuncia il mal di gola.

Per completezza aggiungo che esistono diverse varianti. La posizione nella forma completa prevederebbe le gambe in padmasana e una particolare rotazione sulle ginocchia con estensione all’indietro della colonna vertebrale che non consentono di improvvisare la posizione così, quando capita il minuto libero.

I benefici per la gola e il sistema respiratorio derivano principalmente dal gesto della lingua, dallo spalancamento della bocca, dalla sgranare gli occhi perché aumenta l’irrorazione sanguigna. L’apertura delle mani comporta benefici per i tendini del polso e delle dita. Limitandosi al viso si può praticare in qualsiasi momento non si sia osservati, ad esempio nel proprio ufficio se si lavora da soli, in casa o in bagno. Oppure anche in un open space, se si vuole far divertire un po’ i colleghi…

“Restorative Yoga”: lo Yoga come terapia complementare. 16 novembre a Milano

Scopri le possibilità dello Yoga come ausilio terapeutico per aiutare a curare e prevenire

Restorative Yoga: lo Yoga come terapia complementare

Domenica 16 novembre 2014 dalle ore 9.30 alle ore 13.30 a Milano

Un percorso composto da 2 incontri per sperimentare lo Yoga come strumento di trattamento antalgico e terapeutico di dolori muscolari e articolari o come efficace pratica per un rilassamento profondo e un recupero energetico. La particolarità del Restorative Yoga è l’utilizzo di specifici cuscini e supporti per indurre il corpo a rilassarsi dolcemente e naturalmente, abbandonando tensioni muscolari profondamente radicate e stimolando il sistema nervoso parasimpatico, che aiuta ad attivare i processi naturali di auto-guarigione.

  • Parte 1
    In questo primo incontro verranno affrontate le problematiche legate al rachide cervicale e dorsale: cervicalgie, dorsalgie, atteggiamenti cifotici ecc.
    L’incontro non è rivolto solo a chi soffre di queste patologie, ma anche a chi desidera lavorare dolcemente per ammorbidirsi sul piano fisico e acquietarsi sul piano nervoso e mentale.
  • Parte 2
    In questo secondo incontro saranno esaminate le problematiche legate al rachide lombare e al bacino: lombagie, spondiliti, sciatalgie, pubalgie ecc.
    Anche questo secondo incontro si rivolge a tutti coloro che vogliono sperimentare i benefici fisici, mentali ed energetici del Restorative Yoga.

40 € per i Soci e 45 per i nuovi iscritti

presso: Yogamilan ASDC Via Signorelli 4, 20154 Milano

Maggiori informazioni cliccando qui.
Oppure telefonare al numero 389 1082145 in orario di segreteria oppure scrivendo subito a questo indirizzo: yoghiamo@gmail.com.

“Yoga in famiglia” a Verona, da ottobre ad aprile

Verona

L’Associazione Viasacchiundici organizza 5 incontri di “Yoga in famiglia” che si terranno il sabato mattina alle ore 10.30 nelle seguenti date:

  • 18 ottobre 2014 –
  • 29 novembre 2014 –
  • 17 gennaio 2015 –
  • 28 febbraio 2015 –
  • 18 aprile 2015

Si tratta di uno spazio dedicato a genitori e bambini, un’occasione speciale per divertirsi insieme e giocare a Yoga con mamma, papà e fratelli.
Gli incontri sono tenuti dall’insegnante di Yoga e pedagogista Serena Perusi.
Vi aspettiamo a Verona, in via Sacchi 11.
Costo per i soci: 12 euro a coppia genitore-figlio / per i non soci: 15 euro + tessera associativa.
Per la partecipazione non è necessario essere praticanti di Yoga.

Per maggiori informazioni ed iscrizioni contattare la segreteria dell’associazione:
Tel: 334 3972939
Mail: info@viasacchiundici.itsperusi@libero.it
Sito: http://www.viasacchiundici.it

Restorative Yoga: lo Yoga come terapia complementare

Restorative Yoga: lo Yoga come terapia complementare, 22 febbraio 2015, Milano

Il secondo incontro del percorso pensato per sperimentare lo Yoga come strumento di trattamento antalgico e terapeutico di dolori muscolari e articolari o come efficace pratica per un rilassamento profondo e un recupero energetico. La particolarità del Restorative Yoga è l’utilizzo di specifici cuscini e supporti per indurre il corpo a rilassarsi dolcemente e naturalmente, abbandonando tensioni muscolari profondamente radicate e stimolando il sistema nervoso parasimpatico, che aiuta ad attivare i processi naturali di auto-guarigione.

Esamineremo le problematiche legate al rachide lombare e al bacino: lombagie, spondiliti, sciatalgie, pubalgie ecc.
Anche questo secondo incontro si rivolge a tutti coloro che vogliono sperimentare i benefici fisici, mentali ed energetici del Restorative Yoga.
Aver partecipato alla prima lezione non è un requisito per questa seconda: vertono su aree del corpo differenti quindi ogni lezione è indipendente dall’altra.

Conduce: Alejandra

Maggiori informazioni cliccando su: http://www.yogamilan.it/index.php/seminari-eventi/restorative-yoga
Oppure chiamando al numero 389 1082145 in orario di segreteria o ancora scrivendo a: yoghiamo@gmail.com