bhagavad gita

Bhagavad Gita: un manuale pratico per la vita di tutti i giorni

La Bhagavad Gita: un manuale pratico per la vita di tutti i giorni

Il seminario guidato da Andrea Boni, inizierà con una ricca pratica Anusara e proseguirà con il corso sulla Bhagavad Gita in rapporto alla quotidianità, per creare un ponte tra gli insegnamenti della Gita e le situazioni oggettive che noi tutti dobbiamo affrontare.

Per oltre duemila anni, la Bhagavad Gita è stata un punto di riferimento per chiunque volesse ricercare una guida spirituale in bilico tra l’eterna saggezza dell’Oriente e una vita radicata nella concretezza del quotidiano. Questo testo è davvero la mappa di un tesoro – un taccuino che svela una nuova visione della vita così come si presenta.

La Bhagavad Gita: un manuale pratico per la vita di tutti i giorni, è un corso che intende creare un ponte tra gli insegnamenti più importanti della Gita e le situazioni oggettive che noi tutti dobbiamo affrontare.

Tra i temi:

  • Accogliere le sfide con delicatezza
  • Dare potenza alle proprie azioni attraverso una partecipazione attenta
  • Coltivare la capacità di amare
  • Essere interessati a ciò che accade adesso

Questo seminario è un laboratorio concreto nel quale tutti potranno sperimentare percorsi personali per connettersi alla verità del cuore e sentirsi a proprio agio nell’incertezza.

Domenica 10 maggio, dalle 9.00 -11 pratica; dalle 11.30 – 13.00 e dalle 15 alle 18.00 Gita

Per maggiori informazioni e prezzi: Yogamilan via Signorelli 4, Milano

I posti sono a numero limitato, è necessaria la prenotazione. Gli interessati possono riservare il proprio spazio scrivendo all’indirizzo mailyoghiamo@gmail.com

1893: invito alla tolleranza e al dialogo fra religioni

Saluto di Swami Vivekananda al Parlamento Mondiale delle Religioni, Chicago 1893

Questo breve e (per l’occidente) innovativo invito alla tolleranza fra le religioni fu il primo di una serie di discorsi e conferenze tenute in America e in Inghilterra da Swami Vivekananda, un monaco e filosofo indiano che, fra molte altre cose, avviò la diffusione della conoscenza dello Yoga in occidente.

Sorelle e Fratelli d’America… [questo saluto, molto diverso dall’allora più consueto “Ladies and Gentleman…”, scatenò due minuti di applausi in piedi da parte delle settemila persone presenti]

Il mio cuore si riempie di gioia indicibile in risposta al caldo e cordiale benvenuto che ci avete dato. Vi ringrazio in nome del più antico ordine di monaci del mondo; vi ringrazio nel nome della madre delle religioni; e vi ringrazio nel nome di milioni e milioni di persone Hindu di ogni classe e setta. Il mio ringraziamento anche ad alcuni degli oratori su questo palco che, riferendosi ai delegati dall’Oriente, vi hanno detto che questi uomini da lontane nazioni possono vantare l’onore di portare in nuove terre l’idea della tolleranza.

Sono orgoglioso di appartenere a una religione che ha insegnato al mondo sia la tolleranza sia l’accettazione universale. Crediamo non solo nella tolleranza universale ma accettiamo tutte le religioni come autentiche. Sono orgoglioso di appartenere a una nazione che ha dato protezione ai perseguitati e ai rifugiati di ogni religione e nazione della terra. I sono orgoglioso di dirvi che abbiamo accolto fra noi gli ultimi discendenti degli israeliti che sono giunti nell’India Meridionale e si rifugiarono fra noi nello stesso anno in cui il loro sacro tempio fu distrutto in pezzi dalla tirannia Romana.

Sono orgoglioso di appartenere alla religione che ha ospitato e protetto e ancora ospita gli ultimi superstiti della grande nazione del Zoroastrismo. Vi citerò, fratelli, alcune brevi linee di un inno che ricordo di aver ripetuto nella mia primissima infanzia, che ogni giorno viene ripetuto da milioni di esseri umani: ‘Così come i diversi fiumi hanno le loro fonti in luoghi diversi ma uniscono le loro acque nel mare, così, o Signore, i differenti sentieri su cui camminano gli uomini attraverso diverse direzioni, per quanto varie possano apparire, tortuose o diritte, tutte portano verso di Te.’

Questo congresso, che è uno dei più imponenti mai tenuti, è esso stesso una dichiarazione davanti al mondo della meravigliosa saggezza espressa nella Bhagavad-gita: ‘Chiunque venga a me, secondo qualsiasi forma, io lo raggiungo; tutti gli uomini camminano lungo sentieri che alla fine conducono a me.’

Settarismi, bigotteria e il suo orribile discenente, il fanatismo, hanno dominato troppo a lungo questa bellissima Terra. Hanno riempito il mondo di violenza, bagnandola di sangue, distruggendo civiltà e inducendo intere nazioni alla disperazione. Se non fosse per questi orribili demoni, la società degli uomini sarebbe oggi molto più avanzata. Ma il loro tempo è venuto; e io spero ferventemente che la campana che ha suonato stamattina in onore di questo congresso sia il rintocco mortale di tutti i fanatismi, delle persecuzioni con la spada e con la penna, di tutti i sentimenti non caritatevoli fra persone che stanno pian piano percorrendo la loro strada verso il medesimo obiettivo.

L’opera omnia di Vivekananda si può trovare online qui.

"In via di mezzo ho trovato me stesso…"

“Lo yoga non è per chi mangia troppo
né per chi non mangia affatto,
non è per chi ha l’abitudine di dormire troppo
e neppure per chi sta sempre sveglio.

Lo yoga che pone fine alla sofferenza
è per colui che è misurato nel cibo e nel divertimento,
che è misurato nel compiere le sue azioni,
che è misurato nel sonno e nella veglia.”

Bhagavad-gita VI, 17-18
(adattamento della traduzione di Stefano Piano)

In altre parole lo yoga è un equilibrio dinamico fra forze opposte. Chi pratica yoga trova la sua felicità (o almeno una certa serenità) apprendendo una disciplina che lo tiene nel giusto mezzo, evitando ogni genere di eccesso.

Questo non vuol dire che, ogni tanto, nella vita, qualche eccesso non lo si possa provare e sperimentare. Ma non sono gli eccessi che portano alla felicità (o almeno alla serenità).