Raja-Yoga di Swami Vivekananda

Raja-Yoga di Swami Vivekananda, Introduzione al Raja-Yoga (2)

CAPITOLO I (clicca qui per leggere l’introduzione)

INTRODUZIONE AL RAJA-YOGA

Tutta la nostra conoscenza è basata sull’esperienza. Anche quella che chiamiamo inferenza, in cui andiamo dal dettaglio al generale, o viceversa, ha sempre l’esperienza alla sua base. In quelle che sono chiamate scienze esatte si trova facilmente la verità perché si richiama alla particolare esperienza di ogni essere umano. Lo scienziato non ci chiede di credere in qualcosa, ma ottiene certi risultati che vengono dalla sua esperienza, e ragionando su di essi ci chiede di credere nelle sue conclusioni, appellandosi a qualche universale esperienza dell’umanità. In ogni scienza esatta c’è una base comune a tutta l’umanità, in modo che possiamo vedere una volta per tutte la verità o la falsità delle conclusioni tratte. Ora la domanda è: la religione ha simili basi oppure no? Io mi sento di rispondere sia affermativamente, sia negativamente.

La religione, così come viene generalmente insegnata in tutto il mondo, si dice sia basata su fede e credenza. In molti casi consiste solo in differenti insiemi di teorie, e questa è la ragione per cui tutte le religioni spesso discutono fra di esse. Queste teorie, a loro volta, sono basate su fede e credenze. Qualcuno a un certo punto afferma che ci sia un grande Essere seduto sopra le nuvole che governa l’intero universo, e chiede di credere unicamente sulla base delle sue asserzioni. Allo stesso modo, io posso avere le mie idee e chiedere agli altri di aderirvi; se mi chiedono perché, non sono in grado di fornire motivi plausibili. Questo è il motivo per cui religione e filosofie metafisiche hanno una cattiva fama. Ogni persona istruita sembra dire “Queste religioni sono loro mucchi di teorie senza alcun fondamento, ognuno predica quello che gli piace.” Ciononostante, c’è una base universale nella religione, in grado di governare tutte le diverse teorie e tutte le varie idee delle diverse sette dei diversi paesi del mondo. Andando alla loro base ci rendiamo conto che anch’esse sono basate sull’esperienza universale.

Religioni con un libro sacro e senza libro

In primo luogo, se analizziamo tutte le varie religioni del mondo, scopriremo che sono divise in due classi: quelle con un libro sacro e quelle senza libro. Quelle con un libro sono le più forti e hanno un più ampio numero di seguaci. Quelle senza libro sono in gran parte estinte, oppure hanno un seguito piccolo. Tuttavia, in ognuna di esse [le religioni del libro] troviamo un consenso di opinioni: le verità che insegnano sono il risultato dell’esperienza di particolari persone. I Cristiani chiedono di credere in Cristo, nella sua religione, e il fatto che lui è la reincarnazione di Dio, di credere in Dio, nell’esistenza dell’anima, e in un mondo migliore per quell’anima. Se ne chiedo le ragioni, il Cristiano mi dice di avere fede. Ma se vai alla fonte della Cristianità, scoprirai che è basata sull’esperienza. Cristo disse di avere visto Dio; i discepoli di avere sentito Dio, e così via. Allo stesso modo nel Buddismo si tratta dell’esperienza del Buddha. Egli sperimentò  certe verità, le vide, entrò in contatto con esse, e le predicò al mondo. Lo stesso vale per l’Induismo. Nei loro libri gli autori, che sono chiamati Rishi o saggi, dichiarano di avere sperimentato alcune verità, e queste predicano. In questo modo è chiaro che tutte le religioni del mondo sono basate sopra quella universale e adamantina fondazione di tutta la nostra conoscenza: l’esperienza diretta. I profeti hanno tutti visto Dio, hanno visto la propria anima, hanno visto il loro futuro, hanno sperimentato l’eternità, e ciò che hanno visto hanno predicato.

C’è solo una differenza: secondo queste religioni, specialmente nei tempi moderni, viene fatta una speciale affermazione, ovvero che quelle esperienze non sono più possibili oggi. Erano possibili solo per poche persone, pochi eletti, i primi fondatori delle religioni che portano il loro nome. Oggi queste esperienze non sarebbero più possibili, e quindi dobbiamo credere nella religione in quanto tale.

Questo io lo nego. Se c’è stata un’esperienza in questo mondo in una particolare branca della conoscenza, ne segue assolutamente che tale esperienza è stata possibile milioni di volte prima e potrà essere ripetuta eternamente. L’uniformità è la rigorosa legge della natura: quello che è successo una volta può succedere sempre.

La vera essenza della spiritualità

I saggi della scienza dello Yoga, quindi, dichiarano non solo che la religione è basata sull’esperienza di antichi tempi, ma anche che nessun uomo può essere religioso finché non ha le stesse esperienze lui stesso. Lo Yoga è la scienza che ci insegna come fare queste esperienze. Non serve a niente parlare di religione se non la si sperimenta. Perché ci sono così tanti contrasti, guerre e discussioni nel nome di Dio? Ci sono stati più spargimenti di sangue nel nome di Dio che per altre cause, perché i popoli non sono mai andati alla fonte. Si accontentavano di seguire le tradizioni dei loro antenati, e volevano che gli altri facessero la stessa cosa. Che diritto ha un uomo di affermare di avere un’anima se non la sente, o di dire che esiste un Dio se non lo vede? Se c’è un Dio dobbiamo vederlo, se c’è un’anima dobbiamo percepirla. In caso contrario, meglio non credere. È meglio essere sinceramente atei piuttosto che ipocriti.

La metafisica è inutile?

Dall’altra parte, l’idea moderna fra i maggiori studiosi è che religione, metafisica e ogni ricerca di un Essere Supremo sia futile. Per molte persone istruite l’idea della religione sembra non avere basi: il suo unico valore sembra essere che fornisca dei motivi per essere buoni e bravi cittadini. Se gli uomini credono in Dio, pensano alcuni, è più probabile che divengano buoni, morali e bravi cittadini. Non possiamo incolparli per queste idee, visto che il genere di educazione che ricevono è il condizionamento a credere una serie di nozioni astratte, senza sostanza concreta. Gli si chiede di vivere secondo le parole. È possibile? Se fosse possibile, io non avrei nessuna considerazione per la natura umana. L’uomo aspira alla verità, vuole sperimentare la verità in prima persona. Quando l’ha sperimentata, dichiarano i Veda, allora tutti i dubbi svaniscono, l’oscurità si squarcia. “O figli dell’immortalità, persino quelli che vivono nelle più alte sfere, la via è trovata; c’è una via fuori da questa oscurità, e questa è percepire Colui che è oltre tutta l’oscurità; non c’è altra via.”

Un metodo scientifico: il Raja-Yoga

La scienza del Raja-Yoga propone all’umanità un metodo pratico e scientifico per raggiungere la verità. In primo luogo ogni scienza deve avere il suo metodo di investigazione. Se vuoi diventare un astronomo e gridi “Astronomia! Astronomia!” questa non arriverà mai. Lo stesso con la chimica.

Occore seguire una certa metodica. Devi andare in un laboratorio, prendere diverse sostanze, mischiarle, farle reagire, sperimentare, e da queste esperienze verrà la conoscenza della chimica. Se vuoi diventare astronomo devi andare in un osservatorio, prendere un telescopio, studiare le stelle e i pianeti, e quindi diventerai un astronomo. Ogni scienza ha i suoi metodi. Io posso predicare migliaia di sermoni, ma questi non ti faranno diventare religioso, finché non avrai praticato il metodo. Queste sono le verità dei saggi di ogni paese, di ogni era, di uomini puri e privi di egoismo, che non hanno altri motivi che fare del bene al mondo. Tutti dichiarano di avere trovato delle verità più grandi di quelle che i sensi ci comunicano, e invitano a verificarle.  Ci chiedono di intraprendere il metodo e praticarlo onestamente, e quindi se non troveremo questa verità più elevata, avremo diritto di dire che non ci sono verità nelle loro asserzioni. Ma prima di aver verificato non siamo razionali nel negare la verità delle loro asserzioni. Quindi dobbiamo lavorare con fiducia usando i metodi prescritti, e la luce arriverà.

L’osservazione alla base della conoscenza

Per acquisire la conoscenza facciamo uso delle generalizzazioni, e queste sono basate sull’osservazione. Prima osserviamo i fatti, poi generalizziamo, e quindi traiamo conclusioni sui principi. La conoscenza della mente, dell’interna natura dell’uomo, del pensiero, non potrebbe esistere se non avessimo la capacità di osservare i fatti che avvengono all’interno di noi stessi. È relativamente facile osservare i fatti del mondo esterno, poiché molti strumenti sono stati inventati a questo scopo, ma per osservare il nostro mondo interno non abbiamo strumenti che ci aiutino. Ma dobbiamo osservare per avere una vera conoscenza. Senza appropriata analisi, qualsiasi scienza sarebbe senza speranza, pura teoria. E questo è il motivo per cui gli psicologi hanno sempre discusso fra loro, eccetto quei pochi che avevano trovato i mezzi di osservazione.

La mente per osservare la propria mente

La scienza del Raja-Yoga, in primo luogo, propone di darci questi mezzi per osservare gli stati interni. Lo strumento è la mente stessa. Il potere di attenzione, quando adeguatamente guidato e diretto verso il mondo interno, analizzerà la mente, e illuminerà i fatti per noi. I poteri della mente sono come i raggi di luce dissipati; quando vengono concentrati, essi illuminano. Questo è il nostro unico mezzo di conoscenza. Tutti lo usano, sia nel mondo esterno sia in quello interno. Ma, per lo psicologo, la stessa minuta osservazione deve essere diretta verso il mondo interno, la stessa che lo scienziato dirige verso il mondo esterno. Questo richiede una grande quantità di pratica. Dalla nostra infanzia in avanti ci hanno insegnato a prestare attenzione solo al mondo esterno, ma non al mondo interno, per cui molti di noi hanno quasi perso la capacità di osservare i meccanismi interni. Fermare le distrazioni della mente, portarla a concentrarsi con tutto il suo potere su sé stessa, in modo che possa conoscere la sua stessa natura, è molto difficile e richiede molto lavoro. Ma [probabilmente]questa è l’unica via per utilizzare un metodo scientifico di conoscenza dell’oggetto mente.

A cosa serve questa conoscenza? In primo luogo, la conoscenza stessa è la più grande ricompensa a sé stessa. Secondariamente è utile perché porterà via la nostra sofferenza. Quando, analizzando la propria mente, l’uomo entra in contatto diretto con qualcosa di eterno che non sarà mai distrutto, qualcosa che per sua natura è eternamente puro e perfetto, non sarà mai più miserabile o infelice. Tutta la sofferenza umana viene dalla paura e dal desiderio insoddisfatto. [Essenzialmente la sofferenza è la paura del futuro e il desiderio insoddisfatto di quello che non possiamo o non riusciamo a ottenere] L’uomo può scoprire che non morirà mai, e quindi non avrà più paura della morte. Quando scopre di essere perfetto, non avrà più desideri vani, e in assenza di paura e di desiderio, non ci sarà più sofferenza ma perfetta beatitudine, persino in questo corpo.

La concentrazione della mente

C’è un solo metodo con cui ottenere questa conoscenza, ed è chiamato concentrazione. Il chimico nel suo laboratorio concentra tutte le energie della mente in un solo punto, nei materiali che sta analizzando, e così scopre i suoi segreti. L’astronomo concentra tutte le energie della sua mente e le proietta attraverso il telescopio verso i cieli; e così le stelle, il sole e la luna gli offrono i loro segreti. Più concentro il mio pensiero sui temi di cui sto parlando con te, più luce riesco a irradiare su di te e sul tema. Quando tu mi ascolti, più ti concentri e più facilmente riesci ad afferrare quello che ti dico.

Tutta la conoscenza del mondo non è stata acquisita grazie alla concentrazione della mente? Il mondo è pronto a cedere tutti i suoi segreti se solo sappiamo come bussare, come dare il colpo necessario. La forza del colpo che apre le porte viene solo dalla concentrazione. Non c’è limite al potere della mente umana. Più è concentrata, maggiore è il potere che si scarica su un singolo punto. Questo è il segreto.

I segreti della mente

È facile concentrare la mente sulle cose esterne, la mente naturalmente va verso l’esterno. Ma non è il caso della religione, della psicologia, della metafisica, dove il soggetto e l’oggetto sono uno. L’oggetto è interno, la mente stessa è l’oggetto, ed è necessario studiare la mente: la mente che studia la mente. Sappiamo che esiste un potere della mente chiamato riflessione. Io parlo con te. Allo stesso tempo sto a parte, come se fossi una seconda persona, conoscendo e ascoltando quello che sto dicendo. Tu lavori e pensi allo stesso tempo, mentre una porzione della tua mente sta al tuo fianco e vede quello che stai pensando. I poteri della mente dovrebbero esser concentrati e rivolti su sé stessa. E, come i luoghi più oscuri rivelano i loro segreti sotto i raggi penetranti del sole, così la mente concentrata penetra e rivela i suoi stessi segreti. In questa maniera arriviamo alla base della fede, l’autentica spiritualità della religione. Possiamo comprendere in modo diretto se abbiamo un’anima, se la vita dura cinque minuti o l’eternità, se c’è un Dio nell’universo e altro. Ci verrà rivelato. Questo è quello che il Raja-Yoga promette di insegnare. L’obiettivo di questo insegnamento è come concentrare la mente e quindi come scoprirne i segreti più nascosti. Infine, generalizzare il suo contenuto e trarne le conclusioni. Lei, in ogni caso, non chiede mai quale sia la nostra religione, se siamo Deisti o Atei, se Cristiani, Ebrei o Buddisti. Siamo esseri umani; questo è sufficiente. Ogni essere umano ha il diritto e la potenzialità di ricercare spiritualità e religione. Ogni essere umano ha il diritto di chiedere la ragione ultima, perché esistiamo, e avere questa domanda risposta per sé stesso, se solo si impegna a trovarla.

La mente è la parte più sottile del corpo

Fin qui, quindi, vediamo che nello studio del Raja-Yoga nessuna fede o credenza particolare è necessaria. Non sei obbligato a credere finché non trovi tu stesso; questo è quello che ci insegna. La verità non richiede supporti per stare in piedi. Pensi che i fatti del nostro risveglio spirituale richiedano sogni o immaginazione per essere provati? Certamente no. Lo studio del Raja-Yoga richiede solo lungo tempo e costante pratica. Una parte di questa pratica è fisica, ma in gran parte è mentale. Man mano che procediamo scopriremo quanto la mente sia collegata con il corpo. Se pensiamo che la mente sia semplicemente una parte più sottile del corpo, e che la mente agisce nel corpo, allora è evidente che il corpo agisce con la mente. Se il corpo è malato, anche la mente si ammala. Se il corpo è sano, la mente è altrettanto sana e forte. Quando uno è arrabbiato, la mente viene disturbata. Quando la mente è disturbata, il corpo diventa a sua volta disturbato. Per la maggioranza dell’umanità la mente è sotto il controllo del corpo, e quindi è molto poco sviluppata. La gran parte dell’umanità è poco distante dagli animali. Non solo, ma in molti casi il loro autocontrollo è poco più elevato di quello degli animali. Abbiamo poco controllo della nostra mente. Pertanto per dominarla, per controllare corpo e mente, dobbiamo usare certi accorgimenti fisici. Quando il corpo è sufficientemente controllato, possiamo tentare la manipolazione della mente. Manipolando la mente, siamo in grado di portarla sotto controllo, farla lavorare come desideriamo, e farla concentrare come desideriamo.

   

Il sottile è la causa, il grossolano l’effetto

Secondo i Raja-Yogi, il mondo esterno è solo la forma grossolana di quello interno, o sottile. Il sottile è la causa, il grossolano l’effetto. Quindi il mondo esterno è l’effetto, quello interno la causa. Allo stesso modo le forze esterne sono semplicemente le parti grossolane, di cui le forze interne sono quelle sottili. L’uomo che ha scoperto e appreso come manipolare le forze interne porta l’intera natura sotto il suo controllo. Lo Yogi si propone nientemeno di manipolare l’intero universo, controllare la natura. Desidera arrivare al punto in cui le “leggi della natura” non hanno più nessuna influenza su di lui, il punto in cui è in grado di superarle. Egli sarà il padrone della natura, interna ed esterna. Il progresso e la civilizzazione della specie umana semplicemente significano controllare questa natura.

Differenti popoli intraprendono diversi processi per controllare la natura. Così come nella stessa società alcuni individui vogliono controllare la natura esterna e altri quella interna, allo stesso modo fra i popoli alcuni vogliono controllare la natura esterna, altri quella interna. Alcuni dicono che controllando il mondo esterno controlliamo tutto. Altri che controllando la natura interna controlliamo tutto. Portando i due concetti all’estremo, entrambi hanno ragione, perché nell’universo non c’è una reale divisione fra interno ed esterno. Queste sono limitazioni arbitrarie che non sono mai esistite. Gli esternalisti e gli internalisti sono destinati a incontrarsi allo stesso punto, quando entrambi raggiungono gli estremi della loro conoscenza. Esattamente come un fisico, quando spinge agli estremi la sua conoscenza la scopre fondersi con la metafisica, allo stesso modo un metafisico scoprirà che ciò che chiama mente e ciò che chiama materia non hanno reali distinzioni perché la realtà è Unica. [La fisica quantistica sta arrivando a formulare ipotesi analoghe, come ha fatto notare “Il Tao della fisica” di Fritjof Capra.]

  

Attenti ai misteri

Il fine e obiettivo di tutte le scienze è scoprire l’unità, l’Uno da cui tutto viene fabbricato, l’Uno che esiste come molti. Il Raja-Yoga propone di partire dal mondo interno, studiare la natura interna e attraverso ciò, controllare l’intero, interno ed esterno. È un tentativo molto antico. In India ha avuto particolare intensità, ma è stato tentato anche in altre nazioni. Nei paesi Occidentali veniva considerato misticismo e le persone che cercavano di praticarlo venivano bruciate o uccise come streghe o stregoni. In India, per varie ragioni, cadde nelle mani di persone che distrussero il 90% della conoscenza, e cercarono di rendere impenetrabile segreto il rimanente. In tempi moderni sono sorti in Occidente cosiddetti maestri molto peggiori di quelli indiani, perché mentre questi conoscevano qualcosa, i moderni imitatori non sapevano nulla.

Tutto quello che è segreto e misterioso in questi sistemi di Yoga deve essere rifiutato una volta per tutte. La miglior guida nella vita è la forza. Nella religione, come in altre materie, occorre scartare tutto quello che indebolisce, perché non ha nulla a che fare con essa. Il culto dei misteri indebolisce il cervello umano. Ha pressoché distrutto lo Yoga, una delle scienze più grandi. Da quando fu scoperto, più di quattromila anni fa, lo Yoga fu perfettamente delineato, formulato e predicato in India. Colpisce il fatto che [nelle opere scritte] più è moderno il commentatore più ci sono errori, mentre più è antico l’autore più il commento è razionale. Molti scrittori moderni parlano di ogni genere di mistero. In questo modo lo Yoga cadde nelle mani di poche persone che ne fecero un segreto, invece di lasciarlo splendere sotto la luce del giorno. Lo fecero per avere più potere personale.

Il maestro deve dire tutto

In primo luogo, non c’è mistero in quello che insegno. Il poco che so ve lo dico tutto. Quello che sono in grado di comprende lo spiego, per quello che non conosco farò riferimento a ciò che dicono i libri. È sbagliato credere ciecamente. Devi esercitare il tuo ragionamento e giudizio; devi praticare, e vedere se le cose accadono o no. Esattamente come ti comporteresti con qualsiasi altra scienza. Non c’è né mistero né pericolo. Tutto quello che è vero deve essere predicato nelle pubbliche vie, in piena luce. Ogni tentativo di mistificazione crea pericolo.

La filosofia Samkhya alla base dello Yoga

Prima di procedere, parlerò un po’ di filosofia Samkhya, su cui l’intero Raja-Yoga è basato. Secondo la filosofia Samkhya la genesi della percezione avviene così: lo stimolo degli oggetti esterni viene portata dagli organi esterni ai rispettivi centri del cervello, questi portano lo stimolo alla mente, da qui alla facoltà cosciente, e qui il Purusha (l’anima, lo spirito) riceve lo stimolo, da cui la percezione. Dopo di che il Purusha dà gli ordini necessari ai centri motori. Con l’eccezione del Purusha, tutti gli organi coinvolti sono materiali, ma la mente è di una materia più sottile degli organi esterni. Il materiale di cui la mente è composta forma la materia sottile chiamata Tanmatra. Questi diventano grossolani e costituiscono la materia esterna. Questo afferma la filosofia Samkhya. E così fra l’intelletto e la materia grossolana c’è solo una differenza di grado. Il Purusha, lo spirito eterno, è l’unica cosa che è immateriale. La mente è uno strumento a disposizione dell’anima, attraverso il quale l’anima cattura gli oggetti esterni. La mente è sempre oscillante e in cambiamento e può, quando perfezionata può avere attaccamento a molte cose, una sola o nessuna. Per esempio, se io ascolto un orologio con grande attenzione, non vedo niente attraverso gli occhi, dimostrando che la mente non è in quel momento collegata con l’organo visivo ma lo è con l’organo auditivo. Ma la mente perfezionata può collegarsi a tutti gli organi simultaneamente. Ha inoltre il potere riflessivo di guardare in sé stessa e nelle sue profondità. Questo potere riflessivo è quello che gli Yogi vogliono ottenere, concentrando i poteri della mente, portandoli verso l’interno, cercando di conoscere cosa accade al suo interno. Qui non è questione di semplice fede: è l’analisi a cui sono arrivati alcuni filosofi. La fisiologia moderna ci dice che gli occhi non sono gli organi della visione, ma che l’organo è in uno dei centri nervosi del cervello, e così tutti gli altri sensi. La fisiologia ci dice che questi centri sono fatti della stessa materia del cervello stesso. La filosofia Samkhya ci conferma la stessa cosa. La prima è un’affermazione della fisiologia, la seconda è psicologica. Ciononostante sono uguali. Ma il nostro campo di ricerca si estende oltre.

Uno stato di percezione superiore

Lo Yogi propone di conquistare quel fine stato di percezione in cui può sentire tutti diversi stati mentali. Ci sono percezioni mentali di ognuno di essi. Si può percepire come la sensazione viaggia, come la mente la riceve, come arriva a una determinata facoltà, come questo arriva fino al Purusha. Così come ogni scienza richiede certe preparazioni e un suo proprio metodo, che deve essere seguito anche senza essere compreso pienamente, come nel Raja-Yoga.

Dieta spirituale

Certe regole riguardo al cibo sono necessarie. Dobbiamo usare quel cibo che ci permette di avere la mente più pura possibile. Se vai in un giardino zoologico, vedi la dimostrazione pratica. Vedi gli elefanti, grandi animali ma calmi e gentili; se vai alle gabbie di leoni e tigri vedi animali nervosi, che dimostrano quanta differenza fa il cibo. Tutte le forze che stanno lavorando nel corpo fisico sono prodotte dal cibo: lo vediamo ogni giorno. Se inizi a digiunare, prima il tuo corpo diventa debole, la forza fisica ne soffre; dopo qualche giorno anche la forza mentale ne soffre. Prima di tutto la memoria svanirà. Poi arriva un punto in cui diventa difficile pensare, difficilissimo seguire un ragionamento. All’inizio della pratica dobbiamo quindi osservare quale cibo assumiamo, essere particolarmente disciplinati. Poi sarà possibile essere più flessibili: quando la pianta è giovane ha bisogno di sostegno, poi quando diventa un albero i sostegni si possono togliere perché è abbastanza forte da resistere da solo a tutti gli assalti.

Uno Yogi deve evitare i due estremi del lusso e dell’austerità. Non deve digiunare né torturare la carne. Chi lo fa, dice la Bhagavad-Gita, non può essere uno Yogi: “Chi digiuna, chi veglia incessantemente, chi dorme troppo, chi lavora troppo, chi non lavora, nessuno di essi può essere uno Yogi” (Bhagavad-Gita, VI, 16).

Qui il testo inglese originale di questo capitolo:

http://en.wikisource.org/wiki/The_Complete_Works_of_Swami_Vivekananda/Volume_1/Raja-Yoga/Introductory

Raja-Yoga di Swami Vivekananda, traduzione in italiano (1)

Traduzione in italiano di Raja-Yoga, raccolta di alcune lezioni tenute da Swami Vivelkananda negli Stati Uniti a fine 1800. Titoli in neretto e note fra parentesi quadre [ ] inseriti da me per chiarezza e leggibilità.

Prefazione, di Swami Vivekananda

Sin dall’alba della storia, fra gli essere umani sono stati osservati e visti avvenire numerosi fenomeni straordinari. Ma nei tempi moderni i loro testimoni non desiderano attestare simili eventi, anche in società che vivono lo splendore della scienza moderna. La gran parte delle prove sono considerate inaffidabili, come se fossero provenienti da persone ignoranti, superstiziose o fraudolente. In molti casi i cosiddetti miracoli sono simulazioni. Ma cosa simulano?

Una mente scientifica e onesta non esclude nulla senza adeguata investigazione. Molti scienziati, incapaci di spiegare svariati e straordinari fenomeni mentali, cercano di ignorarne la loro stessa esistenza. Sono quindi, per alcuni aspetti, più criticabili di coloro che pensano che le loro preghiere siano state esaudite da un essere, o più esseri che vivono sopra le nuvole, o coloro che pensano che i loro desideri possono cambiare il corso dell’universo. Questi ultimi almeno hanno la scusa dell’ignoranza, o almeno di un sistema educativo lacunoso che ha insegnato loro la dipendenza da simili esseri, una dipendenza che è divenuta parte della loro natura. I primi invece non hanno scuse.

Il Raja-Yoga è una scienza

Per migliaia di anni [in India] questi fenomeni sono stati indagati e studiati, tutta l’area delle possibilità religiose dell’uomo è stata analizzata, e il risultato pratico è la scienza del Raja-Yoga. A differenza dei moderni scienziati, il Raja-Yoga non nega l’esistenza di fatti che sono difficili da spiegare. Al contrario, con gentilezza ma senza incertezze, dice alle persone superstiziose che i miracoli e le risposte alle preghiere, e i prodigi della fede, benché  reali, non possono essere spiegati con la superstizione o con l’azione di esseri che stanno sopra le nuvole. Dichiara invece che ogni essere umano è solo un condotto per l’infinito oceano di conoscenza e potere che giace oltre l’umanità. Insegna che desideri e voglie sono nell’uomo, e che il potere di esaudirli sono sempre nell’uomo; e che ogni volta che un desiderio o una necessità sono stati risolti, una preghiera è stata esaudita, è avvenuto per l’infinita fonte della natura, e non per intervento soprannaturale.

Manifestazioni sottili e grossolane della natura

L’idea di esseri soprannaturali può risvegliare la capacità di azione dell’uomo, ma porta anche decadenza spirituale. Porta dipendenza, paura, superstizione. Degenera in un’orribile credenza nella naturale debolezza dell’uomo. Non esiste il soprannaturale, dice lo Yogi, ma in natura ci sono manifestazioni grossolane e manifestazioni sottili. Il sottile è la causa, il grossolano è l’effetto. Il grossolano può essere facilmente percepito dai sensi, non così il sottile. La pratica del Raja-Yoga porta all’acquisizione di percezioni sempre più sottili.

La liberazione dell’anima

Tutti i sistemi ortodossi della filosofia indiana hanno un obiettivo, la liberazione dell’anima attraverso la perfezione. Il metodo pratico è lo yoga. La parola Yoga copre un immenso spazio di significato, ma sia la scuola filosofica Sankhya sia la scuola Vedanta indicano lo Yoga in una forma o nell’altra.

L’oggetto di questo libro e la forma di Yoga conosciuta come Raja-Yoga. Gli Aforismi di Patanjali sono la più alta autorità in fatto di Raja-Yoga, e rappresentano il libro di studio. Gli altri filosofi, anche se occasionalmente differiscono da Patanjali su alcuni punti filosofici, in genere ne accettano il metodo. La prima parte di questo libro comprende diverse lezioni svolte da questo autore a New York. La seconda parte è una libera traduzione degli aforismi (sutra) di Patanjali, con un commento di accompagnamento. Sforzi sono stati compiuti per evitare eccessivi tecnicismi, mantenendo uno stile semplice e piano. Nella prima parte ci sono alcune indicazioni pratiche semplici e specifiche per lo studente che vuole praticare. Ma è sempre opportuno ricordare che, con rare eccezioni, lo Yoga può essere appreso con sicurezza solo dal diretto contatto con un insegnante. Se queste conversazioni ottengono il risultato di risvegliare il desiderio di approfondimenti, l’insegnante apparirà.

Il sistema di Patanjali è basato sul sistema filosofico Sankhya, con poche differenze. Le due più importanti sono: 1. Patanjali ammette un Dio Personale nella forma di un primo insegnante di Yoga, mentre il solo Dio che il Sankhya ammette è un essere quasi perfetto temporaneamente responsabile del ciclo di creazione. 2. Lo Yogi considera di essere tutt’uno con l’anima, o Purusha (spirito), mentre il Sankhya no.

—L’Autore.

Qui il testo inglese originale di questo capitolo:

http://en.wikisource.org/wiki/The_Complete_Works_of_Swami_Vivekananda/Volume_1/Raja-Yoga/Preface