Quando fa male qui, vuol dire che…

Tollerare il disagio, evitare il dolore. Questo potrebbe essere il primo principio per eseguire una buona pratica e, piano piano, migliorare. Evitare il dolore significa: evitare gli infortuni, evitare di farsi male da soli per la fretta di raggiungere una posizione particolare. Come si fa?

Il problema del praticante occidentale, in genere, è la competizione: far meglio degli altri, far meglio di ieri, fare presto. E, nella fretta di piegarsi in due come Pinocchio, ci si strappa qualche tendine o si provoca qualche microlesione. Paradosso dello yoga: chi ha fretta perde più tempo di chi ha pazienza.

Cioè, quando fa male da qualche parte, fermarsi. Ascoltare il proprio corpo significa imparare a distinguere fra disagio e dolore. Ad esempio, Ardha Padmasana, il mezzo loto, posizione apparentemente semplice, può richiedere anche due o tre anni per essere perfezionata. Forzando i tempi, si rischiano lesioni ai tendini o ai menischi del ginocchio. Praticando con pazienza, si fortificano. E si arriva dove non si pensava.

Ecco quindi tre indicazioni nasometriche molto utili. Possono sembrare ovvie ma fa bene ripeterle perché si possono evitare molti infortuni, e scoprire che la pratica, col tempo, migliora sempre:

1. Fermati subito quando senti dolore. Vuol dire che la posizione è troppo profonda o, per ora, fuori dalla tua portata.

2. Rallenta quando il respiro si affatica. Se per mantenere la posizione il respiro si affanna, vuol dire che è troppo profonda. Sciogli subito ed eventualmente lavora di più sulle posizioni preparatorie.

3. Se, il giorno dopo, qualcosa fa male, vuol dire che hai esagerato qualcosa. Rallenta e cura di più le posizioni facili. Osserva di più te stesso nelle posizioni facili e osserva bene la differenza con le posizioni più impegnative.

Un passo dopo l’altro, percorri molti chilometri. Se ti metti a correre alla massima velocità sei costretto a fermarti entro cento metri.

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2 comments

  1. Sarei interessato se mi indicaste qualche esercizio che potrei fare da solo,tenete conto che ora ho tutto il tempo a disposizione,anche perchè son stato colpito da una brutta ischemia al Talamo , ho fatto nuovamente domanda di invalidità,questa bolta richiedendo un’accompagnamento.
    Tenete conto che ho avuto una brutta ischemia al talamo ,la parte del corpo che stata più colpita sono i muscoli della schiena che non rispondono più hai comandi del cervello

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  2. Ciao Gianluca, mi sai dire meglio se ci sono movimenti, posizioni che assolutamente non puoi fare, tenere? O che ti provocano dolore. Sennò è impossibile indicarti esercizi. Se vuoi sii più preciso. Il fatto che alcuni muscoli non rispondano più ai comandi del cervello, non penso sia di per sè un problema per lo Yoga. Ci sono posizioni, quasi tutte, che lavorano sui muscoli della schiena e assumendole, ci lavorano di per sè, senza un’azione volontaria del soggetto interessato. Per cui lo Yoga sarebbe secondo me molto appropriato nel tuo caso. Fammi sapere qualcosa di più preciso, perchè nella pratica il primo principio è “Non nuocere” a se stessi, e nell’insegnamento “Non nuocere” agli allievi.

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