C'è unione e unione

Yoga vuol dire “unione”, dichiarano molti manuali di yoga alla prima pagina. C’è un’unione che c’entra poco con lo yoga, di cui sta parlando gran parte di Internet: la proposta d’acquisto di Yahoo da parte di Microsoft.

Come “Gli asparagi e l’immortalità dell’anima”, il breve saggio di Achille Campanile in cui l’autore conclude che “non c’è nulla in comune fra asparagi e immortalità dell’anima”, faccio questa breve riflessione sui motivi per cui l’operazione probabilmente non funzionerà, e quindi i motivi per cui questo genere di unione c’entra poco con lo Yoga. Come nella matematica, anche i ragionamenti per assurdo aiutano a capire meglio.

In teoria tutto quello che unisce dovrebbe o potrebbe essere Yoga. Quindi anche unire due grandi aziende dovrebbe essere un passo verso l’unione con l’infinito. In realtà si tratta molto spesso di un passo verso faide aziendali e ulteriori separazioni.

Il motivo è che si tratta di un progetto scritto e disegnato, anche intelligentemente elaborato, ma che non rispecchia l’autentico desiderio dei veri attori principali: nell’ordine gli utenti di Yahoo, gli utilizzatori dei programmi Microsoft, e la grande comunità di coloro che vi collaborano intorno: dipendenti, collaboratori, fornitori, consulenti, tecnici, sviluppatori, influenzatori. Per il momento sembra un progetto ostile, un’atto di forza fra i vertici: ho la potenza finanziaria per farlo, lo faccio.

Ma il ragionamento il più delle volte è sbagliato. Lo dimostra la storia. La maggior parte delle fusioni e mega-acquisizioni fallisce o comporta risultati che sono molto inferiori alle rimbombanti previsioni. I soli che ci guadagnano sono le banche d’affari che intermediano l’acquisizione, gli azionisti che vendono al momento giusto, e gli alti dirigenti che vengono liquidati a suon di lingotti d’oro.

Gli scenari più probabili sono questi:

L’offerta di acquisto viene contrastata efficacemente e rientra presto.

Ci sarà grande fermento per qualche tempo generato da un non fatto: tanto rumore per nulla, per generare un nulla di fatto.

L’offerta di acquisto ha corso.

E allora l’operazione seguirà più o meno questo copione:

  1. Grande trionfalismo e ottimismo
  2. Licenziamenti e ristrutturazioni per integrare le due strutture all’interno di un’unica strategia di gruppo.
  3. Rafforzamento dei concorrenti, perché le fasi precedenti comportano un aumento della debolezza dei due organismi, come dopo un trapianto cardiaco o una difficile separazione fra gemelli siamesi.
  4. Nascita di nuove iniziative, concorrenti e no, create da fuoriusciti delle due società che sono stati espulsi, in molti casi a peso d’oro, a causa della fusione-acquisizione.
  5. Presa d’atto, qualche anno dopo, che le cose non sono andate come avrebbero dovuto.

Nel frattempo, tanta agitazione da parte di tutti, come sulle navi borboniche quando facevano ammuina: tutti gli uomini a destra vanno a sinistra, tutti gli uomini a sinistra vanno a destra, quelli in coperta salgono in alto, quelli sugli alberi scendono in coperta: manovra spettacolare, ma totalmente inutile se non per una dimostrazione di prodezza e coordinamento.

Per quale motivo le fusioni non funzionano? La spiegazione sembrerà semplicistica: perché non sono compiute con sincerità, derivano da un calcolo finanziario, non vengono perseguite perché sono il corso d’azione giusto, ma perché sono il corso d’azione più conveniente per alcuni.

“Colui che fa quello che deve fare senza curarsi del frutto del suo agire è un rinunciante e uno yogin” (Bhagavad-gita, 6,1).

Se le comunità intorno a Microsoft e Yahoo si impegneranno nella fusione con sincerità di intenti, potrebbe riuscire. Se si impegneranno unicamente i vertici aziendali per raggiungere certi obiettivi finanziari o di mercato, probabilmente fallirà, come sono fallite la maggior parte delle fusioni e delle mega-acquisizioni del passato, perché non hanno mai generato né i risparmi attesi, né le grandi sinergie previste.

Ecco cosa c’entrano la Microsoft e Yahoo con lo yoga. Per il momento, poco.

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