Lavori 16 ore al giorno? Sei un perditempo, disordinato e poco concentrato

La produttività non si misura più in tonnellate di carbone.

La produttività non si misura più in tonnellate di carbone.

Nei paesi anglosassoni la meditazione sta riscuotendo grande interesse anche nel mondo del lavoro, perché sembra avere proprietà antistress, migliorando la qualità del lavoro e della vita di chi la pratica. In Italia l’interesse delle aziende per ogni genere di attività extralavorativa è freddo se non inesistente.

Gli imprenditori italiani pensano che chi lavora 16 ore al giorno rende di più di chi ne lavora solo 8, mentre forse la verità è che chi lavora 16 ore al giorno perde tempo, è meno concentrato ed è più disordinato. Infatti le statistiche internazionali dimostrano che in Germania, con meno ore lavorate, la produttività per addetto è più elevata di quella italiana, con più ore di lavoro. Inoltre i paesi con gli orari di lavoro più lunghi sono quelli in cui la manodopera offre minore valore aggiunto. Il perché è presto detto.

Quando il lavoro consiste nell’incollare suole delle scarpe, avvitare i tappi delle boccette di profumo o montare le penne biro, un operaio che monta 200 penne l’ora in otto ore ne monta 1.600 mentre in dieci ne monta 2.000.  Ma se non  fa neanche una pausa, molte penne saranno difettose. Inoltre quando il lavoro è trovare nuove soluzioni a problemi sempre nuovi, spesso la pausa caffé o leggere un libro di aggiornamento professionale sono importanti come e più del lavoro alla scrivania. Senza contare che, quando il lavoro è mentale, una riunione di due ore non rende il doppio di una riunione di un’ora. Anzi, in genere più dura e meno rende.

Il semplice conteggio del tempo lavorato non è una misura dell’efficienza, anzi, stando alla diversa produttività di lavoratori italiani e tedeschi, si tratta di una misura ingannevole.

Per produrre valore occorre più concentrazione ed esperienza che tempo alla scrivania. E lo Yoga può aiutare a lavorare meglio, con meno stress.

Dal “Washington Post”: Meditazione e lavoro, articolo e fonti scientifiche (in inglese).

L’ozio e la noia: una nuova prospettiva (Rivista di Psichiatria).

Soluzioni antistress sul posto di lavoro (Forbes, in inglese).

Stress e lavoro (riferimenti all’articolo precedente, in italiano).

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9 comments

  1. E’ solo questione di organizzazione, di chiarezza dei ruoli, compiti, risultati attesi.
    In un contesto positivo 16 ore di lavoro daranno il giusto contributo alle rotelle aziendali, in un contesto non positivo saranno un freno. Idem per chi ne svolge 40.

    In quest’ultimo caso il primo potrà ricaricarsi con attività creative, i secondo solo accumulare demotivazioni.

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  2. gianni, naturalmente sono d’accordo con te, come sai la pensiamo allo stesso modo.
    la cosa desolante è vedere quanti dicono di pensarla così e poi fare esattamente l’opposto, ridursi allo stato di zombie, perennemente sull’orlo di un esaurimento nervoso.
    c’è qualcosa di profondamente sbagliato nella cultura del lavoro italiano, e questo è uno dei sintomi…

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  3. L’esperienza fatta in un grosso cantiere edile a fianco della dirigenza mi ha dimostrato che un lavoratore quando supera le dieci ore di lavoro non rende più. L’impresa programmava i lavori senza superare detto arco di lavoro, che il più delle volte era concesso solo per accontentare le maestranze che venivano a lavorare da fuori zona e non facevano ritorno a casa solo il fine settimana. L’esperienza veniva avvallata dagli stessi cottimisti che lavorando in prorio avrebbero avuto tutto l’interesse a spremersi! Ed invece erano i primi ad averlo capito che era improduttivo anche per loro allungare sistematicamente in modo spropositato i tempi di lavoro.

    Anche i lavori cosiddetti “d’ufficio” che si fanno con la testa e non con le braccia, sottostanno alla stessa regola. Ho potuto sperimentare personalmente quanto avevo appreso in un libro dedicato ai dirigenti. Un dirigente che non sappia ritagliarsi i suoi tempi di riposo e stacco dalle sue mansioni (ossia che non sappia distinguere tra un momento contingente che richiede maggior impegno e periodi di routine, finendo per vivere in costante emergenza) non è un buon manager. Alla lunga pagherà negativamente questa sua condotta prima nei confronti della famiglia e poi nell’andamento dell’impresa stessa.

    Molte volte le soluzioni ai problemi le ho trovate mentre praticavo il mio sport preferito. La mente continuava a lavorare sotto sotto al problema che mi angustiava in quel momento, però rilassata e distolta momentaneamente dall’assillo contingente, quando meno me lo aspettavo mi forniva la soluzione.

    Quando si è stanchi fisicamente e molto più facile rimediare con un sonno ristoratore. Quando invece lo stress e psichico questo può aver raggiunto livelli tali da rende difficile anche prendere sonno, ed allora cominciano i guai… una catena che si rinforza di giorno in giorno abbattendo il rendimento in termini di quantità ma soppratutto di qualità.

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  4. Hai ragione da vendere, il problema è che siamo in Italia e la nostra mentalità è indietro anni luce in confronto alle grandi nazioni. Io mi occupo di strategie aziendali basate sul rapporto umano, sia verso i dipendenti, sia verso i clienti e quando parlo di queste cose ad alcune aziende, mi guardano male…

    Ma se Google, Microsoft e tante altre aziende nel mondo, utilizzando pause e orari di lavoro che tu descrivi, sono tra le aziende più ricche al mondo, ci sarà un motivo, no?

    Se nei metodi di apprendimento veloce, si insegna che bisogna fare pausa ogni 50 minuti circa, in modo da allentare lo stress per poi iniziare un nuovo ciclio di apprendimento più redditizio. E viene dimostrato che studiare 3 ore con questo sistema produce più che studiare 6 ore di fila, ci sarà un motivo, no?

    La mente è uno strumento straordinario, impariamo ad usarlo bene!!!

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  5. Esistono molti studi, anche vecchi di 50 e piu anni che dimostrano che il rendimento lavorativo cala se non prevede pause.
    Devo dire però a difesa delle aziende che sempre di piu ce ne sono che prestano attenzione reale alle condizioni di chi lavora.
    Negli ultimi due anni è davvero cambiato qualcosa in questo senso, e anche l’attività di yoga trova richiesta e curiosità presso i responsabili risorse umane delle aziende.

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