Buoni propositi per pigri

L’inizio dell’anno porta con sé un periodico problema: i buoni propositi. La tv è inondata di lezioni di chitarra a dispense, collezioni d’arte da 2,99 euro e corsi di lingue esoteriche. Tutti sono portati a intraprendere nuove iniziative (le lezioni di chitarra, appunto) e prendere importanti risoluzioni per l’anno nuovo (tipicamente, dimagrire).

Lo yoga richiede disciplina e consapevolezza, due qualità che in genere non incoraggiano la pigrizia. C’è un’eccezione: un aiuto agevole per rinforzare i buoni propositi, grandi e piccoli. Il sankalpa.

Invece di fare l’eroico sforzo di volontà, da domani smetto di fumare, da domani mi metto a dieta, volli volli fortissimamente volli, e altri impegni matti e disperatissimi, l’antica tradizione dello yoga ha perfezionato un metodo che aiuta ad attivare buoni proponimenti quasi senza fatica.

Semplificando, si tratta di esprimere il proprio desiderio durante la pratica di rilassamento. Il sankalpa è una risoluzione di importanza personale espressa in modo breve e positivo che viene ripetuta tre volte mentalmente durante il rilassamento, quando la mente è più ricettiva.

La tecnica è stata resa popolare da Swami Satyananda Saraswati e divulgata nell’ambito dello Yoga Nidra (sonno yogico), basandosi peraltro su antiche tecniche tradizionali.

Il desiderio deve essere espresso in modo positivo, cioè in modo da visualizzare il comportamento virtuoso. Se dico “voglio smettere di fumare” evoco l’atto del fumo e il messaggio che arriva all’inconscio è il contrario di quel che vorrei razionalmente. Invece devo dire a me stesso, ad esempio: “ho deciso di buttare via le sigarette”, visualizzando l’atto di farlo. Ripetendo mentalmente il sankalpa durante il rilassamento alla fine della pratica di yoga, mandiamo un messaggio all’inconscio che ci aiuta a tener fede al buon proposito. Una volta tanto, una via per migliorare sé stessi adatta anche per i più pigri.

Per approfondire: “Yoga Nidra”, Swami Satyananda Saraswati, Ed. Satyananda Ashram Italia.




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8 comments

  1. Sono fortemente depressa, quindi mi manca la voglia di fare qualcosa per me stessa. Le cure psicoanalitiche che mi sono state proposte sono troppo costose e troppo impegnative. Per ora mi accontento dei farmaci, ma sono
    insufficienti. Ho tentato lo yoga (lo sai) ma da sola non ci riesco. Continuo a fumare in modo scomposto e ossessivo. Vorrei ridurre se non smettere. Dici che può funzionare con questo metodo, anche se non riesco a rilassarmi per fare vera meditazione? Basta pensare intensamente e immaginare l’atto di buttare le sigarette?

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  2. Lo yoga aiuta a prevenire, risolvere o moderare molti problemi ma non e’ la panacea universale. In casi di lievi depressioni, stress, ansia dovuti alla normale vita quotidiana può aiutare e, nell’esperienza di molti insegnanti, aiuta concretamente nella maggior parte dei casi. Nei casi clinici occorre un insegnante di yoga molto esperto che lavori in sintonia col medico. E solo il medico è colui che può decidere se ci sono eventuali controindicazioni.

    Nel caso in particolare, formulare in modo positivo un proprio desiderio ed esprimerlo mentalmente, con convinzione, durante il rilassamento, consente di raggiungere la mente subconscia e quindi di essere piu’ efficaci rispetto al semplice “sforzo di volonta’”. In base alla tradizione dello yoga e all’esperienza di molti insegnanti, la tecnica funziona. Occorrono questi prerequisit:
    – il desiderio deve essere sincero e positivo
    – deve essere espresso in maniera positiva perche’ la mente fa fatica a percepire il “non”(*)
    – la pratica deve essere effettuata per qualche tempo durante il rilassamento e, se si riesce, durante la fase di rilassamento naturale prima di addormentarsi

    Per approfondire il tema, consiglio la lettura di “Yoga Nidra”, Swami Satyananda Saraswati, ed Satyananda Ashram Italia
    “La Psicologia dello Yoga”, Giulio Cesare Giacobbe, ed. ECIG Edizioni Culturali Internazionali Genova

    (*)L’esempio e’ quello del famoso libro “Non pensare all’elefante rosa”: formulando una frase del genere, nonostante il “non”, e’ IMPOSSIBILE non pensare a un elefante rosa.

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