Natale, ogni pretesto vale

Se non sei cristiano, se non credi a Babbo Natale, se hai la luce elettrica, se hai il riscaldamento in casa e un supermercato all’angolo, perché festeggiare il Natale? Pochi se lo domandano, tutti cadono nella frenesia natalizia-capodanniera stimolata da commercianti, aziende, pubblicità e tv.

Perché?

Come si sa, la Chiesa Cattolica dei primi secoli sovrappose la Natività sopra precedenti tradizioni pagane. In questo periodo si festeggiava il solstizio d’inverno, ovvero il fatto pratico che, dopo un costante accorciamento, le giornate iniziano ad allungarsi, cosa che chi vive più a contatto con la natura può osservare semplicemente guardando dove sorge il sole e dove arrivano le ombre. Nella società agricola-pastorale l’inverno era un periodo difficile, ma anche un periodo di riposo e, nella sua prima parte, di relativa abbondanza grazie alle scorte accumulate in estate. Si trascorreva più tempo al chiuso, al buio, al riparo da un tempo inclemente. Il raro sole invernale veniva goduto il più possibile, ma pioggia, neve e buio venivano evitati il più possibile, preferendo affrontarli al riparo della propria spelonca, capanna, casupola o palazzo, a seconda del ceto sociale. La luce era quella del fuoco, delle torce, delle lucerne, tutte sorgenti da usare con parsimonia e prudenza, perché limitate e potenzialmente pericolose. Nelle case di legno non esistevano i salvavita. Olio e legna non si compravano al supermercato e non si ordinavano al telefono. Le lunghe notti erano l’occasione per trascorrere lunghe ore sotto le coperte. Alzarsi prima dell’alba in notti generalmente nuvolose e senza luna significava affrontare la parte più fredda della giornata e consumare preziose risorse per illuminare la stanza o il proprio cammino. In dicembre e gennaio, meglio starsene a letto, tanto nei campi, anche volendo, non c’era nulla da fare.

La festa nel cuore del mese più buio era quindi un modo per segnare il tempo, per dire, in modo significativo, anche questo inverno passerà. Un modo per per dire: il buio e il freddo finiranno.

Oggi è il contrario. Vogliamo che l’aereo parta puntuale anche in una tormenta di neve, che la casa sia sempre calda anche con -15, confortevole anche indossando solo una maglietta, i suprmercati sono aperti anche la domenica, offrono le fragole anche in pieno inverno.

Interi settori economici ruotano intorno ad una festa di cui abbiamo perduto l’esperienza del significato. Una festa che è diventata autoreferenziale.

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