Lo yoga, la tecnologia e i tempi moderni

Quando Patanjali, circa duemiladuecento anni fa scrisse gli Yoga-sutra, il primo, fondamentale trattato dello yoga, raccolse in quattro brevi capitoli una tradizione orale pre-esistente.

Lo fece utilizzando una recente e controversa tecnologia: la scrittura.

La scrittura ha bisogno di un supporto: tavolette, pergamena, fogli di carta, papiro o palma; ha bisogno di un mezzo di scrittura: stilo, pennello o penna; ha bisogno di un prodotto chimico che lasci tracce: un pigmento o un inchiostro. Tutti prodotti tecnologici, costruiti o elaborati dall’uomo con procedimenti relativamente complessi, esattamente come il computer.

Nessuno di essi è un prodotto naturale, salvo forse l’inchiostro delle seppie, che comunque deve essere estratto e in qualche modo conservato, e le penne d’oca, che comunque devono essere tagliate in un certo modo.

La scrittura è un’attività tutt’altro che naturale, lo dimostra il fatto che solo la specie umana dispone di una simile forma di comunicazione e per di più, fino a due secoli fa, meno del 5% della popolazione mondiale sapeva scrivere. All’epoca di Patanjali forse solo un uomo su cento sapeva leggere e scrivere. La scrittura era l’alta tecnologia dell’epoca, ed era anche un’alta tecnologia molto costosa ed esclusiva: occorrono anni di studio per imparare a leggere e scrivere.

Questo per dire che l’atteggiamento un po’ snob di molti insegnanti e praticanti di yoga italiani nei confronti di internet e il computer è una posa o una scelta personale liberissima, ma non è e non può essere giustificata da un’implicita avversione al’innovazione tecnologica della tradizione yogica. Per due motivi:

1. Il computer, il treno, la bicicletta, il telegrafo e il telefono sono tutti ugualmente moderni, dal punto di vista di Patanjali (vissuto oltre duemila anni fa). Rifiutare Internet o il computer e usare il treno è una libera scelta, ma, se la motivazione di fondo è “anti-tecnologica”, allora per coerenza bisognerebbe rifiutare tanto il computer quanto il treno, tanto la stampante laser quanto la matita.

2. In realtà, visto nel suo contesto, Patanjali fu di fatto un innovatore che abbracciò – fra le polemiche di chi difendeva l’esclusività e la particolare sacralità della tradizione orale – la nuova tecnologia del tempo, la scrittura. Quindi è nella tradizione dello yoga l’accettazione e l’utilizzo delle nuove tecnologie, in particolare per la comunicazione, quando queste si presentano.

Infatti quando Patanjali ha trascritto la tradizione orale dello yoga negli Yoga-sutra ha fatto, né più né meno, quello che fanno oggi insegnanti, editori, associazioni e pubblicazioni varie ponendo su internet informazioni su asana e sequenze, realizzando dvd educativi e informativi, diffondendo lezioni audio su MP3 e podcast.

L’amichevole matita, lo strumento di scrittura che consideriamo fra i più naturali, una scaglia di grafite fra due pezzi di legno, è stata inventata circa quattro secoli fa ed è diventata il più economico strumento di scrittura solo grazie all’industrializzazione. Troppo moderna per i tradizionalisti, che per coerenza dovrebbero rifiutarla 🙂

Non c’è nulla di male a rifiutare o diffidare di alcune tecnologie: ma solo se lo si fa a ragion veduta, non perché sono nuove.

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