Sotto il sole del Milano Yoga Festival

La seconda edizione del MilanoYogaFestival è più grande è più bella che pria. Lo spazio espositivo è raddoppiato. Qualche contrasto fra la Milano da bere che impazza fuori, il multiculturalismo yogico e qualche angolino un po’ sovietico con tavolini nudi e pacchi di bottiglie d’acqua, ma nell’insieme l’atmosfera è quella lieta dei giorni di festa. Il sole, il vento autunnale-primaverile e i colori delle foglie gialle e rosse aiutano molto. Fra i visitatori c’è un po’ di tutto: lo yogi integralista che viaggia solo a piedi e il portatore di iPod. Tutti sorridono, allietati dal bel tempo. L’anno scorso pioveva a dirotto, faceva freddo ed è andata molto bene. Quindi quest’anno dovrebbe andare ancora meglio.

La conferenza di TK Sribhashyam inizia puntuale alle 18.30. Due sedie in mezzo all’enorme sala lounge, e circa duecento persone sedute per terra. Su una sedia Aurelia Debenedetti, insegnante di yoga, discepola di TK Sribhashyam e traduttrice simultanea promossa sul campo. Sull’altra TK in persona, abbronzato e coi capelli bianchi come solo gli indiani sanno fare. Gli occhiali d’oro lampeggiano saggezza. Il tema di stasera è Yoga e Meditazione. Domani, Meditazione e Induismo. TK Sribhashyam inizia fornendo ben tre possibili definizioni di Yoga: 1. Essere uniti col creatore; 2. Mantenere lo stato mentale completamente libero dalle emozioni; 3. Tenere lo stato mentale stabile e uniforme qualunque sia la nostra attività. Naturalmente, tutto più facile a dirsi che a praticarsi. TK Sribhashyam parla francese e Aurelia Debenedetti traduce puntualmente. È il momento di dare anche qualche definizione di dio: colui che ci dà la luce, intendendo con questo la grazia e la pace. Dio però è la traduzione di Deva, e secondo TK Sribhashyam forse non è del tutto corretto tradurre tale termine con dio. Forse forma divina, spirito divino o principio divino potrebbe essere meglio. Dio è troppo legato alla religione, e secondo alcuni saggi, tutte le religioni portano a dio.
Secondo gli occidentali dedicarsi al divino significa dimenticare gli impegni quotidiani. Secondo gli indiani invece ci si può dedicare al divino anche facendo la prima colazione. La chiave è il distacco dalle conseguenze di qualsiasi azione, come insegna Krsna nella Bhagavad-gita.

Il nostro problema, lo dice anche Buddha che non a caso era indiano, è che tutto è transitorio ma noi cerchiamo di trattarlo come se fosse permanente. Ma neanche gli oggetti sono sempre uguali: oltre a cambiare loro stessi, deteriorarsi, modificarsi, di momento in momento cambiano le percezioni che noi ne abbiamo.

In questo turbinio di impermanenza, cerchiamo le esperienze piacevoli ed evitiamo quelle spiacevoli. Nulla di male, se non fosse che è un circolo vizioso.

Qui interviene la meditazione, che TK Sribhashyam preferisce chiamare col nome sanscrito dhyana, perché meditazione ha un significato leggermente diverso. Semplificando, Dhyana vuol dire concentrare la mente su un oggetto fuori dal tempo. Meditare, secondo il significato occidentale, vuol dire concentrarsi su un flusso di pensieri.

Purtroppo il fatto di parlare in francese e poi tradurre in italiano se da una parte facilita chi prende appunti, dall’altra raddoppia il tempo della conferenza. Il tempo corre via veloce e arriva il momento di lasciare la sala per l’evento seguente. TK Sribhashyam invita a una prova pratica. Per concludere chiede ai presenti di concentrarsi su un oggetto fuori dal tempo e dallo spazio. Provare, senza tensione. Quei pochissimi minuti di dhyana sono per qualche motivo un’esperienza fuori dal tempo. La conferenza è conclusa.

Segue la proiezione di una conversazione con Raimon Panikkar sul tema “Lo scontro di civiltà, la pace e il perdono”, a cura di Yoga Journal. Giulio Gabrielli, direttore di Yoga Journal introduce, presentando Marco Manzoni, l’autore del filmato. Purtroppo devo scappare per andare a prendere i miei figli. Ma è possibile comprare il dvd. Lo compero subito, anche perché Guido Gabrielli dice che vedendo più volte il filmato lo si comprende e lo si apprezza di più. Vedremo.

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