Yoga e denaro

Il denaro è come il cibo. Si puo’ essere anoressici oppure bulimici. Si può essere tirchi come Paperone oppure prodighi come Paris Hilton quando fa shopping per tirarsi su.

Oppure si può scegliere la via di mezzo, e mantenere il giusto distacco e un adeguato equilibrio. Guadagnarlo per mantenersi con dignità, fare un po’ di beneficenza, pagare l’affitto e mangiare bene tutti i giorni senza esagerare.

Anche il giusto distacco però richiede una certa attenzione. Come si sa le posizioni di equilibrio sono quelle che richiedono più concentrazione. E mantenere un certo equilibrio col denaro ne richiede molta, anche perché non c’è nulla di più relativo dei soldi: uno stile di vita che in Italia consideriamo austero ma dignitoso, in altri paesi può essere considerato in modo diametralmente opposto: da poveracci negli Stati Uniti, da nababbi nel Niger, il paese più povero del mondo.

“Lo Yoga non è per chi mangia troppo né per chi mangia troppo poco, non è per chi dorme troppo né per chi non dorme mai.” Così dice la Bhagavad Gita. Mentre la Hatha Yoga Pradipika e la Gheranda Samhita, altri due testi fondamentali, dicono entrambi qualcosa di questo tipo: “per praticare lo Yoga bisogna scegliere una capanna ben costruita, pulita e libera da insetti, in un paese ben governato e dove vengono elargite generose elemosine“.

BKS Iyengar, nel suo “Light on Pranayama“, parlando dei quattro scopi dell’uomo e citando l’antica letteratura filosofica indiana, dice:

– “L’uomo ha quattro obiettivi nella vita; dharma, artha, kama e moksa.
Dharma è il dovere. Senza il dovere e la disciplina etica,
raggiungere il proprio obiettivo spirituale è impossibile.

Artha è l’acquisizione dei beni per l’indipendenza e per conseguire
più elevati obiettivi nella vita. Non può dare gioia durevole;
ciononostante, un corpo malnutrito può essere fertile terreno per
preoccupazioni e malattie.

Moksa è la liberazione. L’uomo illuminato si rende conto che potere,
piaceri, ricchezze e conoscenza passano e non danno la libertà. Egli
cerca di trascendere le sue qualità sattviche, rajasiche e tamasiche,
per fuggire la presa dei guna.

Kama rappresenta i piaceri della vita, che dipendono in larga misura
da un corpo sano; come dice la Kathopanishad, il “sé” non può essere
sperimentato da un fisico debole.”

(Brano tradotto da me e tratto da “Light on Pranayama” di BKS Iyengar. Il libro è stato tradotto in Italia da Edizioni Mediterranee col titolo “Teoria e pratica del pranayama“. Siccome puntualizza molti insegnamenti sullo Yoga, è un libro che consiglio di comprare, leggere e consultare spesso. Nella prima parte c’è un’ottima sintesi della filosofia dello Yoga; nella seconda, una dettagliata spiegazione tecnica delle diverse tecniche di pranayama.)

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