Paschimottanasana. Lasciar perdere insegna ad arrivare

In un panorama umano in cui la maggior parte della gente fa fatica a toccarsi le punte dei piedi, paschimottanasana è un asana che suscita timore, ansia, emozioni contrastanti.

Paschimottanasana (Piegamento in avanti da seduti)

La realtà è questa: chiunque, anche partendo da una posizione in cui riesce a malapena a toccarsi le ginocchia, può riuscirci: deve solo rassegnarsi a metterci da tre mesi a tre anni, a seconda della sua età. Condizioni indispensabili: pazienza, non violenza, perseveranza.

Quando si cerca di allungarsi troppo, troppo in fretta, scatta il riflesso da stiramento: il muscolo percepisce un possibile tentativo di strappo e si contrae per impedirlo. Se però si mantiene la posizione prima di raggiungere il massimo stiramento relativo (il massimo possibile in quel momento), i muscoli interessati si rilassano e il punto di massimo stiramento si allontana.

Quindi il primo segreto è: quando spingi o tiri per allungarti, il muscolo resiste. Quando attendi con pazienza, il muscolo si allunga da solo e cede, millimetro dopo millimetro, ogni giorno un pochino di più. Chi conosce la fisiologia può confermarlo: stirandosi lentamente, i corpuscoli di Golgi nelle fibre muscolari consentono il rilassamento. Stirandosi bruscamente, le fibre si contraggono.

Il secondo segreto è: usare il respiro. Perché, mentre il petto scende lentamente, E-spirando il torace si rilassa, e scende di mezzo millimetro in più. IN-spirando, il torace si irrigidisce (come una camera d’aria che si gonfia) e il piegamento in avanti si ferma in pausa fino alla prossima espirazione.

Il terzo segreto: avere pazienza, entrare molto lentamente nella posizione, lasciare che questa si approfondisca da sola, e poi, quando subentra il disagio oppure formicolii agli arti, altrettanto lentamente uscire dalla posizione.

Il quarto segreto: non esagerare.

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2 comments

  1. mi sembra un po’ esagerato questo articolo
    intanto ho fatto yoga e due cose le so

    quello che si sta descrivendo qui non è altro che la tecnica con cui si esegue correttamente lo stretching

    io penso che lo stesso stretching ha recuperato tecniche dallo yoga, ma che le ha evidenziate in modo razionale.
    Come il riflesso da stiramento, non deriva dallo yoga ma dalla medicina a cui lo stretching ne ha tratto una spigazione scientifica.

    Comunque volevo solo sottolineare un errore di questo articolo.
    Per raggiungere una posizione di mobilità articolare, come toccarsi i piedi, può essere pericoloso far partire con un esercizio determinato così… come soluzione e unica soluzione.
    Come nello stretching e nello yoga ci sono serie di esercizi che partono dal facile fino al difficile.
    Quindi si inizia a fare le cose facili, poi UNA VOLTA ACQUISITE si passa a qualcosina di difficile (sembra ovvio ma poi tanti non lo fanno).
    Se per qualcuno la posizione Paschimottanasana è subito troppo impegnativa (e ce n’è di gente) è molto salutare fare qualcosa di facile che porterà con dolcezza a fare il Paschimottanasana… anche lo stesso Paschimottanasana si fa x gradi

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  2. @ Achille: è giusto ricordare che si deve partire dal facile per arrivare al difficile. Ed è esattamente quel che intende questo articolo. Una persona con la schiena rigida può tranquillamente praticare Paschimottanasana semplicemente portando le mani alle ginocchia e fermarsi lì. La posizione esplica il suo beneficio anche se non è completa: ognuno arriva dove può. Poi, molto lentamente, nel corso dei mesi di pratica, può arrivare più lontano. Ovviamente Paschimottanasana non può essere l’UNICO esercizio praticato. Qui mi serviva da esempio per indicare che “lasciando perdere”, “rilassando la muscolatura”, “diventando cedevoli” si ottiene di più (almeno in questo caso) che non a cercare di forzare i tempi allungandosi a forza.

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